Nel dibattito pubblico europeo torna ciclicamente la preoccupazione sulla crescita dell’odio che circola in rete, spesso collegato a un’ondata di razzismo e di attacco alla scienza e all’ambiente. Su questa delicata questione è intervenuto il governo spagnolo guidato da Pedro Sánchez: ha annunciato l’intenzione di sviluppare strumenti capaci di monitorare in modo sistematico la diffusione dei discorsi d’odio online. L’obiettivo è analizzare quanto e come determinati contenuti circolano sui social network e verificare la risposta delle piattaforme digitali, cioè la loro efficacia (o inefficacia) nel reprimere l’incitamento alla violenza e all’odio.
Un clima sempre più avvelenato
Il punto di partenza è un dato evidente: negli ultimi anni il clima della comunicazione pubblica si è fatto molto più aggressivo. I social network hanno amplificato fenomeni che già esistevano, rendendo più visibili – e più virali – insulti, minacce e campagne di delegittimazione.
La polarizzazione politica e culturale ha contribuito a creare un sistema tossico nel quale il linguaggio violento rischia di apparire normale. Studi sulle conversazioni online mostrano che una parte significativa dei commenti sotto notizie e post politici è dominata da sentimenti aggressivi. Anche se l’hate speech esplicito rappresenta una quota minoritaria dei messaggi, il livello generale di ostilità nel dibattito digitale è molto alto.
In questo contesto l’idea di monitorare sistematicamente il fenomeno nasce dall’esigenza di capire meglio dove e come si diffonde l’odio. Non si tratta solo di una questione linguistica, ma di un problema sociale e democratico: quando il clima pubblico diventa troppo aggressivo, il rischio è che alcune voci – minoranze, giornalisti, ricercatori – vengano silenziate dal rumore che cresce.
Il confine tra monitoraggio e controllo
Naturalmente ogni tentativo di misurare il linguaggio online apre anche interrogativi delicati. Chi stabilisce che cosa è odio e che cosa è semplice critica? E soprattutto: un sistema di monitoraggio rischia di trasformarsi in uno strumento di controllo politico? Sono domande legittime, che spiegano perché la proposta abbia suscitato reazioni contrastanti. In molte democrazie europee il bilanciamento tra libertà di espressione e contrasto all’odio è uno dei temi più complessi dell’era digitale.
C’è però un altro aspetto spesso trascurato nel dibattito: l’odio non è l’unico problema che attraversa la sfera informativa. Negli ultimi anni si è diffusa con forza anche un’altra ondata, quella delle fake news e della disinformazione scientifica. E molto spesso i due problemi si fondono perché le fake news sono frequentemente lanciate con arroganza e violenza, in totale sprezzo delle conoscenze accumulate in secoli di ricerca e di dibattito scientifico ed etico.
Teorie complottiste, negazione dei dati scientifici e campagne mirate di disinformazione hanno così contribuito a minare la fiducia nelle istituzioni e nella ricerca.Il caso del cambiamento climatico è emblematico. Nonostante il consenso scientifico sia ormai schiacciante, sui social continuano a circolare contenuti che negano o minimizzano la crisi climatica, spesso accompagnati da attacchi personali contro climatologi e ricercatori.
Una sfida per la democrazia digitale
Il vero nodo, quindi, non è solo misurare l’odio ma trovare contro misure capaci di frenare il fenomeno. Un fenomeno particolarmente pericoloso perché insulti, propaganda, manipolazione dei dati e fake news fanno spesso parte dello stesso circuito. Molto spesso mirato a una deligittimazione della scienza che lascia campo libero a lobby potenti.
Monitorare questi fenomeni può essere utile, ma da solo non basta. Servono trasparenza negli algoritmi delle piattaforme, responsabilità nell’informazione e soprattutto una maggiore alfabetizzazione scientifica e digitale dei cittadini.Perché la qualità del dibattito pubblico – online e offline – non dipende soltanto dagli strumenti tecnologici. Dipende soprattutto dalla capacità delle nostre società di difendere i fatti, la scienza e il rispetto reciproco.E senza rispetto dei fatti e delle persone è la democrazia che affonda.
