12 Marzo 2026
/ 12.03.2026

Abbattere l’inquinamento atmosferico si può. Queste città ci raccontano come

Uno studio internazionale mostra che in 15 anni 19 metropoli hanno ridotto drasticamente smog e particolato. Tra piste ciclabili, zone a basse emissioni e trasporti elettrici spunta anche un caso d’eccellenza italiano: Roma

Ridurre l’inquinamento urbano. In poco più di un decennio alcune città del mondo lo hanno fatto davvero. Un’analisi internazionale sulla qualità dell’aria tra il 2010 e il 2024 ha individuato 19 città capaci di ridurre di almeno il 20% sia il particolato fine (PM2.5) sia il biossido di azoto (NO₂), due degli inquinanti più pericolosi per la salute.

In diversi casi i miglioramenti sono ancora più marcati. Pechino ha ridotto il PM2.5 del 48%, mentre Varsavia ha raggiunto un calo del 46%. Sul fronte del biossido di azoto spiccano invece le città olandesi: Amsterdam e Rotterdam hanno registrato riduzioni superiori al 40%.

La ricerca – basata su dati satellitari e reti di monitoraggio urbano – mostra un dato chiave: migliorare l’aria nelle città è possibile in tempi relativamente brevi se le politiche sono coerenti e continuative.

Il laboratorio urbano della qualità dell’aria

Le città analizzate appartengono alle reti internazionali C40 e Breathe Cities, che riuniscono amministrazioni impegnate nella lotta alla crisi climatica e all’inquinamento atmosferico. Nel gruppo compaiono metropoli europee, asiatiche e nordamericane: Londra, Berlino, Parigi, Bruxelles, San Francisco, Hong Kong, insieme a diverse città cinesi.

La buona notizia è che non esiste una sola ricetta. I miglioramenti sono arrivati da un mix di politiche urbane: mobilità sostenibile, restrizioni ai veicoli più inquinanti, elettrificazione dei trasporti e riduzione dell’uso dei combustibili fossili.

Un elemento comune è l’uso sistematico dei dati. Le città che hanno ottenuto i risultati migliori hanno investito molto nel monitoraggio dell’aria, installando reti di sensori e pubblicando i dati per cittadini e ricercatori. La trasparenza, spiegano gli autori del rapporto, ha aiutato a mantenere il consenso pubblico e a orientare le politiche.

Piste ciclabili e trasporti elettrici

Uno dei cambiamenti più visibili riguarda lo spazio urbano. Molte città hanno ridisegnato le strade per ridurre il traffico privato. A Parigi, ad esempio, il piano ciclabile avviato nel 2015 ha portato alla costruzione di centinaia di chilometri di piste ciclabili. Bruxelles ha raddoppiato la rete dedicata alle bici e creato migliaia di nuovi parcheggi per biciclette. Varsavia ha triplicato i percorsi ciclabili in poco più di dieci anni.

Parallelamente è cresciuto il trasporto pubblico elettrico. Diverse città cinesi hanno convertito quasi completamente le flotte di autobus. Shenzhen, in particolare, è stata la prima grande metropoli al mondo ad avere autobus totalmente elettrici.

Zone a basse emissioni e stop ai combustibili sporchi

Un’altra leva decisiva sono state le zone a basse emissioni, ormai diffuse in molte città europee. Londra ha esteso l’Ultra Low Emission Zone all’intera area urbana, imponendo un pedaggio ai veicoli più inquinanti.

Altre politiche hanno riguardato il riscaldamento domestico. A Varsavia il divieto progressivo di bruciare carbone nelle abitazioni ha contribuito in modo significativo al crollo delle polveri sottili.

Queste misure, spesso accompagnate da incentivi economici per cittadini e imprese, hanno ridotto le emissioni locali e accelerato la sostituzione dei veicoli e degli impianti più inquinanti.

C’è anche una città italiana

Tra le 19 città che hanno registrato miglioramenti significativi compare anche Roma. La capitale italiana rientra nel gruppo che ha ridotto di oltre il 20% sia il particolato fine sia il biossido di azoto nel periodo analizzato.

Il risultato non significa che il problema sia risolto. In gran parte del mondo i livelli di inquinamento restano ancora superiori alle linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità. Tuttavia il messaggio dello studio è chiaro: le città possono cambiare l’aria che si respira, e farlo in tempi relativamente rapidi.

Lo smog è oggi uno dei principali fattori di rischio sanitario globale, legato a malattie cardiovascolari, respiratorie e persino al declino cognitivo. Per questo le politiche urbane sulla mobilità, l’energia e lo spazio pubblico stanno diventando sempre più politiche di salute pubblica. E le città che hanno già invertito la rotta dimostrano che la transizione può essere concreta, misurabile e replicabile.

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