Quarantanove milioni di presenze. Seimilaquattrocento milioni di euro generati sul territorio. Sono numeri che farebbero felice qualsiasi comparto industriale, e in questo caso parlano di biciclette, di strade bianche, di soste davanti a un piatto di pasta al tartufo in un borgo umbro. Il 6° Rapporto “Viaggiare con la bici”, realizzato da Isnart-Unioncamere per l’Osservatorio sull’Economia del Turismo delle Camere di Commercio in collaborazione con Legambiente e presentato alla Fiera del Cicloturismo di Padova lo scorso 27 marzo, fotografa un settore che ha smesso di essere un fenomeno di nicchia per diventare un pilastro del turismo nazionale.
Chi pedala e quanto spende
Il profilo del cicloturista italiano 2025 è meno stereotipato di quanto si pensi. Il rapporto, costruito su oltre 30 mila interviste a turisti italiani e stranieri, con un campione specifico di oltre 2 mila ciclisti individuati come tali per motivazione principale del soggiorno, dice che il 17% appartiene alla Gen Z — under 30 — contro il 9% dell’anno precedente. I baby boomer salgono al 14%, erano all’8%. La fascia di mezzo, la Gen X tra i 45 e i 60 anni, resta la più rappresentata con il 34%, ma la tendenza è chiara: la bici sta allargando il suo bacino verso le estremità generazionali.
Questo significa che il cicloturismo sta intercettando domande molto diverse: i giovani cercano esperienze, condivisione social, itinerari scoperti attraverso il web (il 60% pianifica online, uno su due poi racconta il viaggio sui social), mentre i più anziani cercano lentezza, territorio, permanenze più lunghe.
Sul versante economico, i numeri confermano una tendenza già emersa negli anni scorsi ma ora più marcata. La spesa media giornaliera per alloggio è salita a 69 euro pro capite, quattro euro in più rispetto al 2024. Ma è la voce “altri acquisti di beni e servizi” a fare il salto più vistoso: da 70 a 91 euro, più 21 euro in un anno. Aggiungendo i 22 euro medi a ristorante, i 10 euro per prodotti tipici e i 17 euro per terme e wellness, si capisce che il cicloturista è un consumatore attento, selettivo, disposto a pagare per qualità — e sempre più attento all’enogastronomia locale, che è spesso la motivazione aggiuntiva che decide la meta.
La rivoluzione delle donne in sella
Il dato più clamoroso del rapporto — quello che ha sorpreso anche gli addetti ai lavori — riguarda la componente femminile. Nel 2025 le donne hanno rappresentato il 47,1% dei cicloturisti. L’anno prima erano il 29,7%. Una crescita di oltre 17 punti percentuali in dodici mesi.
Dietro questo salto c’è probabilmente una somma di fattori: la diffusione della bici elettrica, che ha abbassato la barriera fisica dell’accesso; la crescente attenzione verso forme di turismo sostenibile e attivo che non richiedono la competitività dell’atletismo; e iniziative come Women in Cycling, la rete promossa dalla European Cyclists’ Federation per rendere più inclusivi i settori della bici, della mobilità e del turismo per le donne. Un lavoro culturale che evidentemente produce risultati misurabili.
Il 36% dei cicloturisti viaggia con partner e famiglia, il 17% con amici. E un cicloturista su due affianca la pedalata alla scoperta del patrimonio artistico e culturale: il 48% dichiara interesse per i beni culturali, il 33% per il turismo naturalistico.
Il noleggio che non si vede ma cresce
Un intero capitolo del rapporto è dedicato al mercato del noleggio bici, che Legambiente definisce “un indicatore ulteriore dello stato di salute del cicloturismo”. I numeri del Registro delle Imprese Unioncamere raccontano una storia istruttiva: il numero di imprese attive nel settore è sostanzialmente stabile tra il 2019 e il 2025 — quasi 800 in tutta Italia. Ma i punti di servizio, le cosiddette unità locali, sono cresciuti del 47% nello stesso periodo, superando quota 1.600.
Cosa significa? Che le imprese esistenti si stanno moltiplicando sul territorio. È il modello “multi-sede”: una stessa azienda apre punti di noleggio lungo una ciclovia, in più borghi, nelle stazioni, ai traghetti. È una risposta di mercato alla domanda crescente, ma è anche un segnale di maturità del settore: chi ha capito il business sa che il cicloturista ha bisogno di trovare la bici dove inizia il percorso e di lasciarla dove finisce.
La distribuzione geografica è però ancora squilibrata. Le regioni con alta specializzazione nel noleggio coincidono spesso con le aree dove le ciclovie sono più strutturate e frequentate. Dove la ciclovia non c’è, o è incompleta, il noleggio stenta. È una circolarità che il mercato da solo non riesce a spezzare.
Ciclovie: l’infrastruttura che manca
Il rapporto include una prima analisi d’impatto territoriale su quattro ciclovie italiane: Assisi-Spoleto-Norcia, Treviso-Ostiglia, Costa dei Trabocchi in Abruzzo e Volturno in Campania.
In tutti e quattro i casi, l’offerta supera la domanda: ci sono strutture ricettive, c’è capacità di accoglienza, ma i flussi cicloturistici non riescono ancora a saturarla. La stagionalità resta un problema irrisolto, soprattutto in Abruzzo e Campania. Sul Volturno, il rapporto ammette difficoltà persino nel misurare l’impatto: i dati non sono associabili con sufficiente precisione alla ciclovia, il che dice molto sulla frammentazione dell’ecosistema turistico locale.
L’eccezione parziale è l’Umbria, dove la ciclovia Assisi-Spoleto-Norcia mostra un effetto di destagionalizzazione rilevabile e un impatto positivo degli affitti brevi — dato questo che merita attenzione, perché suggerisce che i turisti usano piattaforme come Airbnb per sistemarsi lungo percorsi dove l’offerta ricettiva tradizionale è limitata o poco flessibile.
L’Italia ha il patrimonio paesaggistico, culturale e gastronomico per competere con i grandi Paesi europei del cicloturismo — Germania, Olanda, Austria, Francia. Ha anche, evidentemente, la domanda. Quello che non ha è un sistema. Le ciclovie nazionali procedono a singhiozzo, con tratte aperte e tratte mancanti, con problemi di segnaletica, di manutenzione, di connessione con il trasporto pubblico. Il cicloturista straniero, abituato ai percorsi tedeschi o danesi dove la bici sale sul treno senza burocrazia e i percorsi sono segnalati al metro, in Italia deve ancora fare i conti con un’infrastruttura eterogenea e spesso improvvisata.
