Nella baia inglese di Studland, nel Dorset, il fondale sta guarendo. Le chiazze spoglie lasciate per decenni dalle catene delle ancore nelle praterie di fanerogame marine si sono ridotte quasi ovunque, e con loro sta tornando la fauna che dipende da questo habitat: cavallucci marini, grongi, granchi ragno. Lo racconta uno studio dell’Università di Southampton condotto da Kira Dunn, che ha monitorato per cinque anni gli effetti dell’introduzione degli ormeggi ecologici installati dalla Studland Bay Marine Partnership a partire dal 2021, come riporta il Guardian.
L’ormeggio che non uccide le piante
Il problema degli ormeggi tradizionali è meccanico, prima ancora che ecologico. Una catena ancorata al fondale striscia avanti e indietro a ogni movimento della marea, strappando i rizomi della fanerogama marina e impedendone la ricrescita. L’ormeggio ecologico elimina questo attrito: una vite elicoidale lunga due metri viene fissata saldamente al fondale e collegata a un tubo elastico, anch’esso di due metri, che sale fino a una boa di superficie. Quando la marea sale o scende, è il tubo a stirarsi e a ritrarsi, non la catena a strisciare sul fondo. Il risultato è che il sedimento e le radici della pianta restano intatti.
I dati
I numeri raccolti da Dunn confermano l’efficacia del sistema. Nell’area dove nel 2021 sono stati installati dieci ormeggi ecologici sperimentali, le zone spoglie di posidonia si sono ridotte in media del 94% tra il 2021 e il 2025. In una seconda area, dove gli ormeggi a catena tradizionali sono rimasti in funzione fino al 2023, la riduzione delle cicatrici si è fermata al 65%: una differenza che isola chiaramente il peso della sola pressione meccanica delle ancore nel degrado dell’habitat.
“I risultati dimostrano chiaramente che le praterie di posidonia si stanno riprendendo nelle aree in cui è stato eliminato il disturbo fisico”, ha dichiarato Dunn. “È incredibilmente incoraggiante vedere con quanta rapidità questo importante habitat possa rigenerarsi quando gliene viene data l’opportunità”.
Le praterie di fanerogama non sono solo un rifugio per la fauna marina: immagazzinano carbonio e attenuano l’erosione delle coste, due funzioni che le rendono uno degli ecosistemi più preziosi del pianeta. A livello globale sono in declino per l’inquinamento, lo sviluppo costiero e i cambiamenti climatici, e Studland Bay è un caso particolarmente esposto perché la baia è molto frequentata dalla nautica da diporto. Dal 2019 l’area è una zona marina protetta e ospita una delle praterie di fanerogame più estese del Regno Unito, rifugio del cavalluccio marino spinoso, specie protetta, e occasionalmente del cavalluccio marino dal muso corto.
Da quando gli ormeggi ecologici sono stati introdotti, i subacquei volontari che monitorano la popolazione di cavallucci marini segnalano un aumento degli avvistamenti, insieme ad altre specie tornate a popolare le praterie, come grongi e labridi.
Cosa dicono gli esperti
David Brown, presidente del gruppo direttivo della Studland Bay Marine Partnership ed ecologo capo del National Trust, ha parlato di un impatto “andato oltre le nostre aspettative”, sottolineando che il monitoraggio scientifico fornisce ora “le prove per dimostrare come gli ormeggi ecologici apportino benefici alla fanerogama e a tutte le specie che ne dipendono”.
Sulla stessa linea Ken Collins, ricercatore emerito dell’Università di Southampton e supervisore dello studio: “Questa ricerca fornisce solide prove scientifiche che gli ormeggi ecologici sono uno strumento efficace per la conservazione e il ripristino delle praterie marine”. Collins aggiunge che i risultati “supportano il continuo utilizzo e l’espansione dei sistemi di ormeggio ecologico, non solo a Studland ma anche in altri ambienti marini sensibili dove gli habitat di fanerogame marine sono sotto pressione”.
