29 Settembre 2026
/ 29.09.2026

Meglio un cane che un figlio: negli Usa lo dice il 40% degli adulti

Lo State of Pets 2026 di The Harris Poll ha interpellato online, ad aprile, 2.070 adulti statunitensi, un campione rappresentativo del Paese: il 40% preferirebbe un animale, il 39% entrambi, il 21% un figlio

Guardando al futuro, a chi ha già un figlio o un animale è stato chiesto chi vorrebbe aggiungere in famiglia: quasi quattro persone su dieci (il 40%) hanno risposto “entrambi”, mentre solo una su cinque (il 20%) sceglierebbe un altro figlio.

Chi ha risposto e perché

Il sondaggio, condotto dal 24 al 26 aprile, comprende 1.625 proprietari di animali. Tra i giovani proprietari di Gen Z e Millennial (919 persone) il 55% ha considerato l’idea di costruire la propria vita attorno a un pet anziché ai figli, e l’83% dei proprietari definisce il proprio animale “come un figlio”.

Le ragioni sono soprattutto pratiche. Tra gli 809 intervistati che preferiscono l’animale, il 45% non si sente nella fase di vita adatta ad accogliere un figlio, il 35% lo giudica più facile da gestire e il 32% meno oneroso. Ma anche un animale ha un costo: il 29% dei giovani proprietari dichiara di essersi indebitato per mantenerlo e il 44% dei proprietari teme di non riuscire a sostenere le spese di cura. Il 68% vorrebbe detrazioni fiscali simili a quelle per i figli e il 69% iscriverebbe l’animale come persona a carico, se la legge lo consentisse. Rover, piattaforma di servizi per animali, stima una spesa di circa 2.500 dollari l’anno per un cane contro i 18.000 per un figlio.

Rimandare più che sostituire

Il report Harris descrive una distanza tra “paw-renthood” (gioco di parole tra “paw”, zampa, e “parenthood”, genitorialità) e genitorialità che si accorcia con l’aumento dei costi di mantenimento: la quota di chi trova l’animale più facile da gestire è scesa dal 41% del 2024 al 35%. Nel 2024, secondo Petfood Industry, il 43% degli americani preferiva l’animale.

Rover, che ha intervistato a febbraio 2026 mille proprietari statunitensi, propone una lettura diversa: i giovani non sono più propensi dei genitori a rimpiazzare i figli con un animale, lo sono di più a rimandarli. I Millennial hanno 17 volte più probabilità dei Boomer di rimandare l’idea di avere figli, prendendo un animale. Per il 51% dei Gen Z e il 48% dei Millennial l’animale è una “prova generale” della genitorialità, contro il 28% dei Boomer.

In Italia, secondo l’Osservatorio Unipol realizzato da Ipsos nel 2024, il 28% degli intervistati ritiene che un animale possa sostituire un figlio (37% tra i Millennial, 36% tra i Gen Z, 13% tra i Boomer), mentre il 75% non vede alcun legame tra denatalità e animali in casa.

Cosa rischia l’animale

Vittorio Saettone, veterinario e responsabile R&D e qualità di Schesir, l’azienda di alimenti per animali che ha diffuso i dati, ricorda che cani e gatti “non sono bambini”. Il primo passo, per lui, è imparare a leggere il loro linguaggio del corpo, così da riconoscere stress, disagio o dolore senza scambiarli per un broncio o un dispetto. Un animale a cui non si lascia annusare, esplorare e frequentare i propri simili può sviluppare frustrazione e comportamenti compulsivi. Sul piano dell’alimentazione, i pasti di famiglia e i dolci pensati per gli umani possono causare nel tempo carenze, sovrappeso e patologie.

Gli esperti dello Schesir Respect My Nature Index indicano altre due regole pratiche: rivolgersi a un veterinario o a un educatore cinofilo o felino davanti a un cambio di appetito o di comportamento, e limitare i lunghi periodi in braccio, in marsupio o in passeggino e gli abbracci prolungati, che riducono la libertà di movimento e possono essere vissuti dall’animale come invasivi o stressanti.

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