30 Settembre 2026
/ 30.09.2026

Il ghiaccio marino antartico continua a ridursi: il 2026 è il terzo peggior inverno dal 1979

A settembre 2026 il picco del ghiaccio marino antartico si è fermato a 17,59 milioni di chilometri quadrati, un milione in meno della media, mentre si riducono gli strumenti di monitoraggio

Il 14 settembre il ghiaccio che galleggia intorno all’Antartide ha raggiunto la massima estensione dell’inverno australe: 17,59 milioni di chilometri quadrati. Si chiama banchisa ed è acqua di mare congelata, cosa diversa dai ghiacciai, che si formano sulla terraferma. Il dato, provvisorio, arriva dal National Snow and Ice Data Center (NSIDC), il centro statunitense che dal 1979 raccoglie le misure dei satelliti. Secondo il Guardian è circa un milione di chilometri quadrati sotto la media, una superficie pari a due volte la Spagna.

La banchisa segue un ciclo annuale: d’estate scende sotto i 2 milioni di chilometri quadrati, d’inverno supera i 17. Per capire come stia andando si confrontano quindi i massimi di settembre, e i quattro più bassi dell’intera serie satellitare sono gli ultimi quattro. “Un chiaro indicatore di un cambiamento nel sistema”, ha spiegato al quotidiano inglese Ariaan Purich, esperta di Oceano Antartico alla Monash University di Melbourne. Carbon Brief riporta i dati mensili di Clare Eayrs, del Korea Polar Research Institute: le cinque estensioni più basse di luglio sono tutte dal 2022 in poi, le quattro più basse di agosto dal 2023. A giugno, sulla penisola antartica, le temperature hanno superato di 20 gradi la norma.

Sul perché ci sono vari punti di vista che tengono conto dei vari fattori che compongono la crisi climatica. Purich chiama in causa i venti legati a El Niño, il riscaldamento periodico del Pacifico tropicale. Lettie Roach, dell’Istituto Alfred Wegener, dice a Carbon Brief che servono “più anni di osservazioni” per stabilire se il cambiamento sia duraturo. Sul presente, però, Purich è netta: “Questo non è un problema futuro. È un problema attuale”.

Cosa si perde quando il ghiaccio manca

Il ghiaccio marino svolge almeno tre funzioni. Riflette la luce del sole, mentre l’acqua scura la assorbe e si scalda. Protegge le piattaforme di ghiaccio, lingue galleggianti attaccate alla costa che frenano i ghiacciai dell’interno: se le onde le indeboliscono, quella massa può scivolare in mare e farne salire il livello di molti metri. Ospita infine alghe e krill, piccoli crostacei alla base della catena alimentare, e serve ai pinguini imperatore per riprodursi e allevare i piccoli.

Will Hobbs, dell’Università della Tasmania, osserva che dal picco di settembre la banchisa si sta riducendo “più rapidamente del solito”. Un’altra estate con poca neve, aggiunge, renderebbe la situazione “molto preoccupante”.

Meno dati proprio ora

Anche la capacità di seguire il fenomeno si sta riducendo. A marzo la NOAA, l’agenzia statunitense per oceani e atmosfera, ha smesso di pubblicare un insieme di dati sulla pressione atmosferica da cui dipende PIOMAS, il sistema che stima lo spessore del ghiaccio artico. Gli aggiornamenti sono sospesi. Il sito di PIOMAS parla di “sforzi e tempo considerevoli” per trovare dati alternativi e non sa se i fondi basteranno. Hobbs riassume: il sistema “sta cambiando più velocemente di quanto riusciamo a comprendere”.

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