Il super El Niño potrebbe provocare 451 mila morti in più legate al caldo durante la prima parte dell’attuale evento climatico. È la stima contenuta nel nuovo rapporto del Climate Impact Lab, elaborato da Michael Greenstone, Tamma Carleton, Genevieve Maricle ed Emily Grover-Kopec. La previsione riguarda i decessi aggiuntivi rispetto a un anno considerato normale e prende come riferimento il periodo 1996-2025.
Sei mesi che anticipano il clima futuro
Per i prossimi sei mesi, da settembre 2026 a febbraio 2027, il rapporto stima 239 mila morti aggiuntive, con un margine di incertezza di circa 11mila decessi. Il conteggio complessivo di 451mila include invece le proiezioni a partire da giugno, quando è iniziato l’attuale episodio di El Niño. Gli autori avvertono inoltre che il bilancio potrebbe continuare a crescere, perché le temperature anomale e gli effetti sulla mortalità potrebbero protrarsi fino a giugno o luglio 2027.
La ragione è una combinazione particolarmente intensa tra il fenomeno naturale di El Niño e un pianeta già più caldo. Secondo il report, nei prossimi mesi le temperature medie sulle terre emerse potrebbero essere 1,2 °C superiori alla norma, con il 44% in più di giornate di caldo estremo rispetto a un anno normale.
Nigeria, Indonesia e India in cima alla lista
Il rischio non è distribuito in modo uniforme. Le aree destinate a registrare il maggior numero di morti aggiuntive sono soprattutto nel Sud globale. Il Sahel, la fascia semi-arida che attraversa l’Africa a sud del Sahara, potrebbe contare 66.800 decessi aggiuntivi tra settembre e febbraio. Di questi, 31.400 riguarderebbero la Nigeria, 17.500 il Sudan, 10 mila il Niger e 8 mila il Ciad.

In Asia sud-orientale il rapporto stima altri 19.400 decessi tra Filippine, Vietnam, Thailandia e Cambogia, oltre a 19.300 in Indonesia. Seguono India, con 15.800 morti aggiuntive, e Brasile, con 13.300. La classifica dei primi dieci Paesi comprende anche Repubblica Democratica del Congo, Niger, Ciad, Filippine e Sud Sudan.
Anche l’Italia compare nella graduatoria globale, al 49° posto per numero stimato di morti aggiuntive legate al caldo. Un dato che colloca il Paese tra i 50 più colpiti dalle conseguenze sanitarie previste per questa fase di El Niño, pur a distanza dai valori stimati per le aree tropicali maggiormente esposte.
Il caldo si può prevedere e, in parte, prevenire
Il rapporto insiste su un punto operativo: le proiezioni possono essere utilizzate prima che il caldo provochi le sue conseguenze. Il Climate Impact Lab ha analizzato il rapporto tra temperature e mortalità in 24.378 regioni del mondo, tenendo conto delle differenze climatiche locali, della vulnerabilità della popolazione e della capacità di adattamento. Le relazioni così ottenute sono state applicate alle previsioni stagionali dell’ECMWF, confrontando i risultati con la media del periodo 1996-2025.
Tra le misure indicate dagli autori ci sono sistemi di allerta per il caldo, assistenza alle persone vulnerabili, rifugi climatici, protezioni per chi lavora all’aperto e una maggiore capacità dei servizi sanitari. Il report cita anche i piani d’azione per il caldo, che permettono alle autorità sanitarie di individuare in anticipo le persone più esposte e intervenire con visite a domicilio, disponibilità di acqua e monitoraggio dei sintomi.
Il punto centrale della ricerca è quindi temporale: parte delle morti previste riguarda i prossimi mesi, ma il fenomeno viene utilizzato dagli autori come anticipazione di condizioni climatiche che potrebbero diventare più comuni nei prossimi decenni. Il report definisce queste temperature una “cartolina dal futuro”: ciò che oggi appare anomalo potrebbe diventare una condizione ordinaria con l’ulteriore riscaldamento del pianeta.
Il rapporto, precisano gli autori, sarà sottoposto a una rivista scientifica con revisione tra pari. Le stime attuali sono quindi proiezioni, costruite su previsioni stagionali e modelli di mortalità, non un conteggio osservato di decessi.
