13 Ottobre 2026
/ 13.10.2026

Che cosa c’è sotto la tua città? Un numero da 0 a 500

Ispra ha messo a punto un indice che misura quanto geologia e clima pesano sulla vita urbana. Napoli in testa con 359 punti, Trento la più tranquilla con 94. E ogni capoluogo avrà la sua “carta d’identità geologica”

Camminiamo ogni giorno su strade, piazze e marciapiedi senza chiederci che cosa ci sia sotto. Argille che si gonfiano e si ritirano, falde che salgono e scendono, versanti che scivolano, vulcani che dormono. Eppure è proprio quel mondo nascosto a decidere quanto una città sia solida, esposta o fragile. Da oggi c’è un modo per scoprirlo con un solo colpo d’occhio: un numero.

Si chiama Urban Geo-climate Footprint (UGF), l’impronta geo-climatica urbana, ed è stato sviluppato da Ispra insieme a EuroGeoSurveys, la rete che riunisce i servizi geologici europei. Il metodo pesca nelle banche dati pubbliche e incrocia tre famiglie di informazioni: le caratteristiche geologiche del territorio, le pressioni del clima e quelle esercitate dalle attività umane. Il risultato è un punteggio da 0 a 500. Più è alto, più il contesto naturale condiziona lo sviluppo e il funzionamento della città.

La classifica che non ti aspetti

Il test è già stato fatto su diverse città europee e su tutti i capoluoghi di regione e provincia autonoma italiani. E le distanze sono notevoli. In vetta c’è Napoli con 359 punti, e non sorprende: Vesuvio, Campi Flegrei e bradisismo, un sottosuolo scavato da secoli di cave e cavità. Seguono Genova (304), stretta tra mare e montagne e segnata dalle alluvioni, poi Palermo (265), Bari (255) e Catanzaro (250).

In fondo alla graduatoria, cioè tra le più tranquille, si trovano Trento (94 punti, il valore più basso), Bolzano (144), Milano (155), Aosta (160) e Trieste (162). Un dato che smonta qualche luogo comune: le città alpine, circondate da montagne, risultano meno sotto pressione di molte città di pianura o di costa.

Non solo cattive notizie

Il punteggio è solo la porta d’ingresso. Lo stesso metodo permette di compilare il CITY GEO Factsheet (CGF), una vera carta d’identità geologica della città. Come il documento che teniamo nel portafoglio, raccoglie in poche righe i tratti essenziali: su quale terreno è costruita, come si comportano le acque sotterranee, quali pressioni arrivano dal clima e dall’uomo, quali rischi geologici incombono.

Ma, ed è la parte più interessante, la carta non elenca soltanto i punti deboli. Registra anche le risorse: una falda abbondante, un sottosuolo stabile, materiali e condizioni che possono diventare un vantaggio. Una fotografia completa, insomma, che aiuta a capire dove serve attenzione e dove invece la città può contare su solide fondamenta, in senso letterale.

Conoscere per prevenire

“Sapere cosa c’è sotto i nostri piedi aiuta a decidere cosa fare sopra”, sintetizza Maria Alessandra Gallone, presidente di Ispra e del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente. Con questo strumento, spiega, “basta uno sguardo per capire su quale territorio poggia una città, quali sono le sue maggiori criticità e dove è possibile intervenire”. L’obiettivo è trasformare dati scientifici spesso dispersi e difficili da leggere in indicazioni concrete per sindaci, urbanisti e amministratori, chiamati a pianificare in un clima che cambia sempre più in fretta. Perché, conclude Gallone, “sapere in anticipo significa intervenire meglio e in tempo”.

Per chi vuole mettere alla prova la propria città, sul sito di Ispra sono disponibili lo strumento, la guida all’uso, alcuni esempi di applicazione e un documentario che racconta il progetto.

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