02.04.2024
Dal digital marketing al mare aperto. Dopo una carriera alle prese con la SEO e le ricerche di mercato, Andrea Morello è oggi presidente di Sea Shepherd Italia, sezione locale del movimento globale nato per proteggere la vita di tutti gli esseri viventi nei mari e negli oceani.
Dall’attività subacquea, alla vela, all’apnea. Per stare il più a lungo possibile in acqua Andrea Morello è arrivato persino a fare lo skipper gratuitamente. Oggi rimane per settimane nel Mediterraneo o nell’Oceano Atlantico a bordo di una delle undici navi che compongono la “Flotta di Nettuno” di Sea Shepherd, impegnata nel proteggere la fauna e gli habitat marini in tutto il mondo. «Tra gennaio e febbraio il mare è molto mosso quindi non ci sono missioni attive – spiega Morello –. In questa stagione mi impegno a coltivare il dialogo con le Istituzioni, in attesa di ripartire al largo». Lontano dall’acqua Andrea non si sente più completamente a suo agio, ma non è stato sempre così. Prima di diventare presidente di Sea Shepherd Italia, aveva fondato una piccola agenzia di digital marketing. «Con il passare degli anni, senza accorgermene, il volontariato ha finito con rubare sempre più spazio al lavoro». Fino alla svolta decisiva: chiude l’attività e salpa alla tutela della biodiversità marina.
Il suo amore per tutto ciò che nuota ha origini lontane. «Avevo 8 anni e spesso mi portavano in esplorazione al fiume, dove vidi l’estinzione del gambero dalle zampe bianche». Questo evento ha segnato per sempre Andrea Morello, che, diventato grande, è salpato fino all’Oceano Antartico a combattere lo sfruttamento devastante del krill, piccolo gamberetto che ha un ruolo chiave nella catena alimentare nei mari dell’Antartide.
L’umanità si crede padrona, ma non si rende conto che la superficie del Pianeta è composta per sette decimi da acqua. Forse è anche per questo che l’uomo è il peggior nemico degli oceani. «L’impatto antropico è uno dei fattori che minaccia la superficie blu, a cui si aggiungono la sovrapesca e la pesca illegale – dice Morello –. Secondo la FAO il nostro Mediterraneo è il mare più sovrasfruttato con quasi l’80% di overfishing». «Molti ignorano che la nostra vita dipende dagli oceani, che regolano la temperatura della Terra – spiega -. Inoltre, la maggior parte dell’ossigeno è prodotto in mare: due respiri su tre derivano dalla coperta blu, grazie alla fotosintesi dei cito plancton, microorganismi che fioriscono negli oceani, assorbono CO2 e liberano ossigeno». «Stiamo mettendo a repentaglio la vita dei nostri figli, nati e futuri, coscientemente – continua –. Negli anni ’50 nessuno avrebbe mai potuto pensare che il mare non fosse una risorsa infinita, ma poi negli anni ’70 furono chiuse tutte le tonnare costiere».
Forse il problema è che ci interessiamo troppo della vita in superficie e poco di quella che sta sotto, dove «meravigliose cattedrali abbandonate» cercano una tregua dall’uomo invasore. Se lasciato libero di prosperare il fondale marino si rigenera. Il ripopolamento di coralli della Grande Barriera Corallina nell’Australia nord-orientale è una prova meravigliosa di questa capacità innata.