26 Febbraio 2025
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Ambiente, Cronaca

Le proteste inaugurano la Cop 16

In concomitanza con l’avvio dei lavori della seconda sessione della Cop 16 a Roma, un gruppo di attiviste e attivisti aderenti alla rete del Climate Pride ha dato vita a una performance di protesta. Indossando maschere raffiguranti varie specie viventi, gli attivisti hanno catalizzato l’attenzione sulle richieste rivolte ai rappresentanti dei Paesi che partecipano alla Cop. La manifestazione, indetta da realtà ecologiste come Greenpeace, Wwf, Legambiente e Marevivo, ha rivendicato la necessità di rispettare i limiti planetari, promuovendo benessere, lavoro e inclusione sociale. 

La rete del Climate Pride ha ribadito le richieste già avanzate il 19 febbraio dalle organizzazioni della società civile: ridurre di almeno 500 miliardi di dollari all’anno gli incentivi dannosi per la biodiversità e mobilitare entro il 2030 almeno 200 miliardi di dollari all’anno per la tutela della biodiversità. 

Per coniugare ottimizzazione delle risorse e tutela degli ecosistemi in linea con gli obiettivi europei, per gli attivisti è fondamentale garantire che gli investimenti siano realizzati senza pregiudicare le risorse ambientali (principio del DNSH – Do No Significant Harm). Per gli ambientalisti a indicare le soluzioni per la protezione della biodiversità su scala globale deve essere la scienza che, tramite il coinvolgimento delle comunità locali, deve essere chiamata a indirizzare le scelte politiche.

Al contempo, secondo la rete delle associazioni, è necessario vigilare attentamente, e nel caso regolamentare in maniera stringente, il meccanismo delle compensazioni (biodiversity offsetting) in base al quale la perdita e distruzione di habitat, causata da progetti di sviluppo ed infrastrutturazione può essere compensata altrove, anche in altri continenti, con una quantità di natura equivalente e ricreando ecosistemi “simili”. Il problema è che questi ecosistemi raramente sono ricostruiti con successo.

Nel corso della protesta, gli attivisti hanno anche sollecitato i Paesi del Nord Globale, compresa l’Italia, ad assumersi maggiori responsabilità nel finanziamento delle misure necessarie alla tutela della biodiversità, collaborando attivamente con i Paesi del Sud globale, in particolare nel contesto della cooperazione con il continente africano.

 

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