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Esteri

A vigilia visita Biden Israele sfida Hamas: nessuna tregua. Tensione con Hezbollah

17.10.2023

“Prepariamo nuova fase guerra”. Crescono scontri a confine con Libano

Roma, 17 ott. (askanews) – Nessuna tregua: Israele prepara “le nuove fasi della guerra”. Alla vigilia dell’arrivo di Joe Biden – il presidente degli Stati Uniti sarà domani nello Stato ebraico -, le forze armate israeliane confermano che l’ipotesi di un cessate il fuoco con gli estremisti palestinesi di Hamas è ancora lontana, anche se la nuova offensiva “potrebbe essere qualcosa di diverso” dall’invasione di terra annunciata nei giorni scorsi. In attesa del via libera delle autorità di governo, le operazioni militari sono proseguite tutta la notte. Almeno 200 obiettivi di Hamas e Jihad islamica sono stati colpiti nella Striscia: si tratta di quartier generali, una banca e diversi tunnel utilizzati dai miliziani islamisti. Secondo fonti del ministero della Sanità palestinese a Gaza, i raid avrebbero preso di mira in particolare le località di Khan Younis, Rafah e Deir el-Balah, nel sud del territorio governato da Hamas: almeno 71 sarebbero le vittime. Tra loro, molte famiglie sfollate dalla città di Gaza. In uno dei raid su Gaza hanno perso la vita anche il responsabile di Hamas per i valichi della Striscia, Fouad Abu Btihan, e alcuni suoi familiari.

Sul fronte settentrionale, invece, i militari israliani avrebbero sventato un tentativo di infiltrazione di presunti “terroristi” dal Libano, che avrebbero voluto piazzare un ordigno oltre il confine. Quattro persone sono state uccise, ha confermato un portavoce militare. Gli scontri sono proseguiti poi in mattinata. Hezbollah ha lanciato un missile anticarro e altri proiettili di mortaio sulla città di Metula, provocando due feriti. Israele ha risposto al fuoco, colpendo alcuni obiettivi in Libano.

Circa 600.000 persone, intanto, sono finora fuggite dal nord di Gaza, dove rimangono attualmente circa 100.000 palestinesi, stando ai dati diffusi da Israele. “Devono e dovrebbero andarsene”, ha detto il portavoce delle forze armate, Jonathan Conricus, spiegando che Hamas – che ha invitato la gente a restare – ha avuto un “effetto ritardante” sull’abbandono della regione.

Molti di coloro che si sono diretti a Sud sperano di uscire attraverso il valico di Rafah, al confine con l’Egitto. Una via di fuga che il governo italiano auspica possano imboccare anche i dodici connazionali attualmente a Gaza. “Speriamo che oggi possano uscire dalla Striscia di Gaza e arrivare in Egitto. Le trattative sono in corso, questa è la priorità”, ha confermato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani a Radio Anch’io, sottolineando che “Isarele ha diritto a difendersi, quindi a colpire Hamas”. Ma è necessario fare in modo che non ci siano conseguenze sulla popolazione civile che non ha nulla a che vedere con Hamas, ha sottolineato il titolare della Farnesina. “Dobbiamo chiaramente dire che i palestinesi non sono Hamas. E gli esponenti di Hamas non sono i palestinesi. Hamas è un’organizzazione criminale e terroristica che ha fatto quello che i nazisti hanno fatto contro gli ebrei”.

Da parte sua, il re di Giordania Abdallah – reduce da una visita in Italia – ha avvertito che “l’intera regione è sull’orlo del baratro” ed messo in guardia contro il tentativo di spingere i rifugiati palestinesi in Egitto o Giordania, aggiungendo che la situazione umanitaria deve essere affrontata all’interno di Gaza e in Cisgiordania. “Questa è una linea rossa, perché penso che questo sia il piano di alcuni dei soliti sospetti per cercare di creare problemi di fatto sul terreno. Nessun rifugiato in Giordania, nessun rifugiato in Egitto”, ha detto oggi in una conferenza stampa dopo un incontro con il cancelliere tedesco Olaf Scholz a Berlino. Il capo del governo tedesco – che oggi è atteso in visita in Israele – ha chiesto invece di prevenire un’escalation in Medio Oriente ed ha avvertito “espressamente” il movimento sciita Hezbollah e l’Iran “a non intervenire nel conflitto”. Poche ore dopo, da Teheran sono però giunte parole di fuoco del Grande Ayatollah, Ali Khamenei. “La leadership israeliana deve essere processata per i suoi crimini contro i palestinesi a Gaza”, ha denunciato la Guida suprema.

Quanto alla Francia, il presidente Emmanuel Macron ha parlato di “discussioni intense” per la liberazione degli ostaggi in mano ad Hamas. Una dichiarazione giunta poche ore dopo la pubblicazione di un video da parte del movimento islamico, che ha mostrato una donna franco-israeliana di 21 anni trattenuta con la forza nella Striscia. “Mi recherò nella regione quando potremo ottenere un accordo concreto per frenare l’escalation”, ha detto l’inquilino dell’Eliseo. “La Francia è pienamente impegnata per far liberare i nostri ostaggi così come tutti gli altri”, ha aggiunto, definendo “odioso, inaccettabile” che vi siano persone in mano all’organizzazione terroristica.

Nel frattempo il Giappone ha annunciato la fornitura di 10 milioni di dollari in assistenza di emergenza ai civili di Gaza, “attraverso le organizzazioni internazionali”. Una di queste, l’Agenzia di soccorso dell’Onu, ha però denunciato l’estrema difficoltà in cui è costretta a operare e i sanguinosi costi pagati, in termini di vite umane, dall’inizio dell’escalation, il 7 ottobre. “Almeno 17 membri del personale dell’agenzia” Onu “sono stati uccisi in attacchi aerei israeliani”, è stato spiegato, sottolineando anche che quasi 400.000 palestinesi hanno cercato rifugio nelle strutture e un numero imprecisato di sfollati interni rimane attualmente nelle scuole dell’Unrwa nel nord della regione governata da Hamas. (di Corrado Accaputo)

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