Roma oggi cammina sul filo dell’acqua. La piena dell’Aniene del 5 e 6 gennaio ha messo sotto pressione soprattutto il quadrante nord-est della città, dove il fiume è uscito dal suo alveo in più punti, allagando strade e aree abitate. I disagi si concentrano tra Ponte Mammolo e il IV Municipio, con criticità diffuse nei quartieri più vicini al corso d’acqua e lungo alcuni affluenti minori, che hanno contribuito a far saltare la tenuta complessiva del sistema.
Esonda l'Aniene e il livello del Tevere e' oltre gli 8 metri. Strade sommerse dall'acqua #ANSA https://t.co/3hgp6cMQ4i pic.twitter.com/adNYtSaqs5
— Agenzia ANSA (@Agenzia_Ansa) January 6, 2026
L’emergenza ha imposto chiusure stradali, deviazioni del traffico e un lavoro incessante delle squadre di soccorso, impegnate tra allagamenti, evacuazioni preventive e interventi di messa in sicurezza. In molte zone la città ha rallentato bruscamente, come accade quando l’acqua si riprende spazio più in fretta della burocrazia.
A monte di tutto non c’è stato un evento improvviso e violento, ma una pioggia lunga, insistente, ostinata. Ore e ore di precipitazioni continue hanno saturato il terreno e ridotto al minimo la capacità di assorbimento del suolo, facendo crescere gradualmente il livello del fiume fino a superare le soglie di sicurezza.
Gli effetti collaterali si sono visti anche lontano dagli argini: alberi caduti, rami spezzati, carreggiate ostruite, con il terreno ormai fradicio incapace di sostenere apparati radicali già messi alla prova da anni di stress urbano. Un’altra emergenza dentro l’emergenza, che complica la viabilità e aumenta i rischi per chi si muove.
La scena è fin troppo familiare: fiumi sotto pressione, città impermeabili, verde urbano fragile e infrastrutture che faticano a reggere eventi meteo sempre più lunghi e concentrati. Non un’eccezione, ma una fragilità strutturale che Roma sta cominciando a combattere con il piano per la sicurezza climatica e con quello per l’aumento e la cura del verde urbano. Ma per recuperare i danni prodotti da anni e anni di disattenzione e incuria ci vorrà tempo. Quello che sta succedendo ci ricorda l’urgenza della cura.
