22 Gennaio 2026
/ 21.01.2026

Bioplastiche, la sfida di Polycart e Assobioplastiche: “Oltre il Regolamento Imballaggi, serve legalità per una vera svolta green”

L'amministratore delegato e presidente Luca Bianconi illustra le opportunità del nuovo scenario normativo europeo e accende un faro sulle criticità del settore: dal recepimento delle applicazioni compostabili alla lotta contro la concorrenza sleale del "falso" riutilizzabile

Le bioplastiche rappresentano oggi una delle soluzioni più promettenti per abbattere l’impatto ambientale del packaging. Tuttavia, affinché questa filiera diventi un pilastro consolidato e apprezzato non solo dai cittadini, ma anche dalle istituzioni europee, la sfida deve spostarsi dal piano della sola innovazione a quello della strategia normativa e della tutela del mercato. Ai microfoni di Ultima Bozza, a margine di Ecomondo, Luca Bianconi, amministratore delegato di Polycart e presidente di Assobioplastiche, traccia il futuro del settore partendo da un bivio cruciale: il recepimento del nuovo Regolamento Imballaggi.

Bianconi spiega che la vera sfida attuale risiede nella possibilità di recepire tutte le applicazioni previste dall’allegato cinque attraverso l’uso di materiali compostabili. Si tratta di una scelta di sostenibilità e, insieme, di una precisa strategia industriale che permetterebbe di garantire maggiore longevità alla filiera nazionale, stimolando una ricerca e sviluppo d’avanguardia capace di posizionare l’Italia come leader indiscusso nel settore del packaging biodegradabile.

Nonostante le prospettive di crescita, il settore deve però fare i conti con sacche di resistenza e pratiche illegali che ne minano la credibilità. L’ad di Polycart denuncia una situazione complessa che va dalla mancata conformità dei prodotti — come la presenza di polietilene all’interno di manufatti dichiarati compostabili — fino al mancato rispetto della soglia minima del 60% di fonti rinnovabili nei sacchi “ultralight”. A questo si aggiunge la diffusione ancora massiccia di prodotti in plastica tradizionale nei contesti locali, come i mercati rionali, dove l’illegalità trova ancora terreno fertile.

Il punto più critico riguarda tuttavia l’elusione delle norme tramite i cosiddetti prodotti riutilizzabili. Bianconi punta il dito contro stoviglie e posate monouso che vengono spacciate per durevoli al solo scopo di aggirare i divieti vigenti. Su questo fronte, il consorzio sta lavorando a stretto contatto con il governo per arrivare urgentemente a una normativa che definisca con precisione cosa sia effettivamente riutilizzabile, evitando che gli sforzi della filiera si trasformino in una sterile lotta contro i mulini a vento.

Il messaggio che emerge da Ecomondo è quello di una transizione ecologica che sta passando da una fase pionieristica a una di piena maturità industriale. In questo scenario, la qualità del materiale deve essere difesa da controlli rigorosi e norme certe. Solo eliminando la concorrenza sleale e rendendo tangibile il valore della compostabilità, il settore potrà vedere riconosciuto il proprio ruolo strategico per la sostenibilità del Paese.

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