17 Marzo 2026
/ 17.03.2026

Cestinare il cibo è diventato un lusso che non possiamo più permetterci

Nel suo ultimo saggio, Andrea Segrè, ideatore della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, smonta il meccanismo che ci spinge a sprecare e ci spiega come riprenderci il valore (vero) di quello che mangiamo

Apriamo il frigo e, quasi senza pensarci, scartiamo quella busta di insalata diventata ormai un ammasso molliccio. In pochi secondi il “problema” finisce nel bidone. Ma se quel sacchetto trasparente potesse parlare, ci racconterebbe una storia di spreco che va ben oltre i due euro lasciati alla cassa del supermercato. Ci parlerebbe di litri d’acqua potabile usati per irrigare, di suolo consumato, di fumi di scarico per il trasporto e di una fatica umana che abbiamo appena deciso di dichiarare inutile.

Andrea Segrè, l’agroeconomista che ha fatto della lotta allo spreco una missione civile, è tornato in libreria con “Contro lo spreco. Cibo, valore, futuro” (Treccani), un libro che punta il dito contro un modello di sviluppo divenuto “logoro e anacronistico”.

Il vero nemico è l’illusione che il cibo sia una merce infinita e senza valore. Quando compriamo tre prodotti al prezzo di due, il nostro cervello registra un affare. In realtà, stiamo solo spostando il costo da un’altra parte: sull’ambiente o sui diritti di chi lavora la terra. Segrè ci sfida a uscire dalla bolla dell’homo oeconomicusper riscoprire l’homo reciprocans, ovvero l’uomo consapevole che ogni sua scelta a tavola ha un peso specifico sul resto del mondo.

Lo spreco, in questa visione, è il segnale che abbiamo perso la bussola. Se il valore del cibo si misurasse nel rispetto per la natura e per il tempo necessario a produrlo, anziché in qualche euro, quel sacchetto di insalata non finirebbe nel cestino con tanta leggerezza.

Da Francesco d’Assisi all’era digitale: il ritorno alla “misura”

Mentre l’Italia celebra la sua cucina come patrimonio UNESCO e ricorda gli 800 anni dalla morte di San Francesco, il saggio di Segrè lancia un ponte tra passato e futuro. Il santo di Assisi predicava la cura, non la miseria. Predicava l’idea che nulla ci appartiene davvero e che tutto va condiviso con intelligenza.

Oggi, in un mondo dove le risorse naturali sono sotto assedio e la popolazione continua a crescere, questa visione è una necessità economica. La ricchezza del futuro non sarà l’abbondanza (che spesso si traduce in accumulo inutile), ma la capacità di gestire il limite. “La cura non è altruismo, è un investimento strategico”, scrive l’autore. Significa che non sprecare è la mossa più intelligente che possiamo fare per garantire stabilità al nostro benessere sociale.

Un atto politico quotidiano

Il libro di Segrè funziona come una “cassetta degli attrezzi” per chi vuole abitare il Pianeta con una consapevolezza nuova. Scegliere cosa mettere nel carrello, pesare gli acquisti sulla base delle reali necessità e imparare a leggere le etichette sono gesti di economia domestica e, insieme, atti politici. La buona notizia è che la soluzione è letteralmente nelle nostre mani, ogni volta che decidiamo di non buttare via il futuro per un capriccio del palato.

CONDIVIDI

Continua a leggere