22 Gennaio 2026
/ 21.01.2026

Con i migratori che partono prima, la caccia diventa un massacro

La Direttiva Uccelli vieta la caccia durante la migrazione verso i luoghi di nidificazione, perché è il momento in cui gli animali sono più vulnerabili. Bisogna ridurre la caccia, ma in Italia c’è chi vuole allungare il calendario venatorio

Gli uccelli migratori stanno cambiando rotta, e soprattutto calendario. Partono prima, attraversano l’Italia in anticipo e lo fanno in una fase delicatissima del loro ciclo biologico. È questo il dato che riaccende lo scontro tra scienza e politica mentre il Parlamento discute una riforma della caccia che rischia di allungare i tempi dell’attività venatoria proprio nel periodo più sensibile per molte specie.

Le nuove evidenze scientifiche mostrano che la migrazione pre-riproduttiva di numerosi uccelli cacciabili avviene ormai con giorni, e in alcuni casi settimane, di anticipo rispetto al passato. Un fenomeno legato anche al cambiamento climatico, che sta alterando temperature, disponibilità di cibo e tempi biologici. Il risultato è che specie tradizionalmente presenti in Italia a fine inverno iniziano a spostarsi verso i siti di nidificazione già tra dicembre e gennaio.

La linea rossa della migrazione pre-riproduttiva

È proprio questa fase, quella che precede la riproduzione, a essere protetta dalla normativa europea. La Direttiva Uccelli vieta la caccia durante la migrazione verso i luoghi di nidificazione, perché è il momento in cui gli animali sono più vulnerabili e ogni pressione aggiuntiva può incidere sul successo riproduttivo dell’intera popolazione.

Secondo le analisi più recenti, una larga maggioranza delle specie studiate mostra partenze anticipate rispetto ai calendari venatori attualmente in vigore. Questo significa che, nei fatti, la caccia rischia di sovrapporsi a una fase che dovrebbe essere intoccabile. Un dettaglio tecnico? Tutt’altro: è il cuore del problema.

La posizione della Lipu: “Ignorare i dati sarebbe un errore grave

Per la Lipu, i numeri parlano chiaro e non lasciano spazio a interpretazioni elastiche. L’associazione avverte che qualsiasi riforma che allarghi le maglie della caccia senza tener conto delle nuove evidenze scientifiche è destinata a entrare in rotta di collisione con la tutela della biodiversità e con le regole europee.

“La migrazione sta cambiando, e lo sta facendo rapidamente. Continuare a basarsi su calendari superati significa mettere a rischio specie già sotto pressione”, è il senso della posizione espressa dall’associazione. Per la Lipu, aggiornare i calendari venatori è un atto di responsabilità basato su dati oggettivi.

Una riforma che divide

Il disegno di legge sulla caccia, promosso dal ministero dell’Agricoltura, nasce con l’obiettivo dichiarato di riordinare il settore. Ma per ambientalisti comunità scientifica rischia di andare nella direzione opposta, aprendo la strada a un allungamento dei periodi di caccia proprio mentre la natura chiede maggiore cautela. Se gli uccelli migrano prima, insistere sulle vecchie date significa ignorare ciò che sta accadendo sul campo.

Clima, biodiversità e scelte politiche

Dietro il dibattito sulla caccia si intravede una questione più ampia: la capacità delle politiche pubbliche di adattarsi a un mondo che cambia. La migrazione anticipata degli uccelli è uno dei tanti segnali di un ecosistema sotto stress. Non è un’eccezione, ma una tendenza.

Per la Lipu, la risposta non può essere un allentamento delle tutele, ma l’opposto: un adeguamento delle norme alla scienza, una maggiore attenzione ai periodi critici e una gestione responsabile della fauna.

In gioco non c’è solo il destino di alcune specie migratrici, ma la credibilità di un Paese che dice di voler difendere la biodiversità e poi fatica a tradurre questa promessa in scelte concrete. I migratori, intanto, non aspettano i tempi della politica: partono quando la natura glielo dice. E oggi lo fanno sempre prima.

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