13 Ottobre 2026
/ 13.10.2026

Congo, sono le miniere di rame ad accendere il boom del solare

Nel Paese con uno dei tassi di elettrificazione più bassi al mondo, le installazioni fotovoltaiche crescono del 544% in un anno. A trainarle sono le compagnie minerarie in fuga dal diesel. Il caso Kamoa e il rischio di una transizione a due velocità

Nel sud della Repubblica Democratica del Congo, oltre 300.000 pannelli solari e 120 container di batterie alimentano giorno e notte la più grande miniera di rame dell’Africa. L’impianto di Kamoa Copper, entrato in funzione ad agosto e raccontato da Climate Home News, è uno dei pochi sul continente capaci di fornire elettricità continua da fonte solare. E fotografa bene una tendenza: in Congo la corsa al fotovoltaico non la guidano lo Stato o le famiglie, ma le miniere.

Il gasolio costa, il sole no

Secondo il think tank Ember, quest’anno il Paese installerà 1,7 gigawatt di solare, il 544% in più del 2025: l’equivalente di oltre il 60% della capacità della rete nazionale nel 2023. Ancora più rapida la corsa agli accumuli: nei dodici mesi fino a giugno il Congo ha importato dalla Cina batterie per 429 milioni di dollari, contro 249 milioni di pannelli.

La spinta è economica. Con il gasolio ai massimi per gli attacchi alle infrastrutture petrolifere in Medio Oriente, l’elettricità solare costa meno di un quinto di quella dei generatori. Solo ad agosto, spiega la direttrice di Kamoa Copper Annebel Oosthuizen, l’impianto ha evitato il consumo di circa 4 milioni di litri di diesel, con un risparmio stimato di 11 milioni di dollari. La miniera – joint venture tra la canadese Ivanhoe Mines, la cinese Zijin e il governo di Kinshasa – assorbe 235 megawatt, destinati quasi a raddoppiare in cinque anni anche per la nuova fonderia, la più grande del continente.

Una rete che non arriva

Il paradosso è evidente. Il Congo è il primo produttore mondiale di cobalto e il primo africano di rame, i metalli della transizione, ma nel 2024 solo il 22,5% della popolazione aveva accesso all’elettricità, secondo la Banca mondiale. Quasi tutta la corrente in rete arriva dalle dighe della compagnia pubblica Snel e deve percorrere oltre 1.500 chilometri di linee vecchie per raggiungere la cintura mineraria del Katanga. Il deficit delle sole miniere è stimato intorno a un gigawatt.

Un boom che va oltre i confini

Il caso congolese si inserisce in un’onda più ampia. Ember prevede che nel 2026 l’Africa installerà il record di 17 gigawatt di solare, il 45% in più dell’anno scorso: circa 100 mila pannelli al giorno, con 36 Paesi su 54 a livelli mai visti. Il 94% dei moduli però arriva ancora dalla Cina. E anche nel vicino Zambia il rame chiama il sole: a luglio il presidente Hakainde Hichilema ha inaugurato l’ampliamento della centrale di Chisamba, salita a 200 megawatt, per sostenere l’obiettivo di 3 milioni di tonnellate di rame l’anno. Le grandi reti restano invece difficili da finanziare: Trafigura si è sfilata da un progetto da 2.000 megawatt tra Angola, Congo e Zambia.

Il rischio delle due velocità

Kinshasa obbliga i produttori privati a riservare almeno il 10% dell’energia alle comunità vicine. Ma senza mini-reti, elettrificazione rurale e potenziamento della rete nazionale, avverte Catherine Mukobo, alla guida dell’associazione congolese per le rinnovabili decentralizzate Acerd, il Paese rischia di ritrovarsi con miniere sommerse di energia pulita accanto a villaggi ancora al buio.

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