9 Ottobre 2026
/ 9.10.2026

Formiche sentinelle dello smog: a Parma gli insetti “misurano” il traffico

Uno studio dell’Università di Parma mostra che una formica arboricola accumula sul corpo particolato magnetico in proporzione ai veicoli in circolazione. Un metodo economico che si inserisce in una lunga tradizione di animali e piante usati come indicatori ambientali

Le formiche come centraline viventi dell’inquinamento urbano. È l’idea al centro di una ricerca dell’Università di Parma pubblicata su Environmental Pollution, che propone di usare questi insetti per rilevare e mappare il particolato magnetico prodotto dal traffico. Un sistema di biomonitoraggio diffuso, scalabile e a basso costo, pensato per affiancare le reti di misura tradizionali.

I ricercatori hanno scelto come organismo sentinella la Crematogasterscutellaris, una formica che vive sugli alberi, campionandola in 30 punti della città con diversa intensità di traffico e in quattro aree senza auto. I flussi veicolari rilevati dal Comune di Parma sono stati confrontati con le particelle depositate sul corpo delle formiche e con quelle presenti nel suolo. Il risultato: una forte relazione tra numero di veicoli e particolato magnetico sugli insetti, che invece non emerge nei campioni di terreno. Secondo il modello, ogni 1.000 veicoli al giorno in più la suscettibilità magnetica delle formiche cresce di circa il 41%. Le particelle, concentrate soprattutto sul torace, sono ricche di ossidi di ferro e contengono zinco, rame e titanio, con forma e dimensioni tipiche delle emissioni da traffico.

Un’impronta locale e nel tempo

Il vantaggio sta nelle abitudini delle formiche: legate al proprio nido e in continuo contatto con l’ambiente durante la ricerca di cibo, restituiscono una fotografia dell’esposizione circoscritta a un luogo preciso e accumulata nel tempo. “Le formiche non sostituiscono le centraline”, precisa Donato Grasso, coordinatore dello studio, ma possono aiutare a individuare con grande dettaglio le aree critiche dove concentrare misure e interventi. L’obiettivo è una diagnostica a due livelli: uno screening rapido ed economico basato sulla suscettibilità magnetica, seguito dall’analisi delle particelle nei siti più problematici. Il metodo andrà ora validato in altre città e stagioni e confrontato con i dati delle reti ufficiali.

Dal canarino ai licheni

Quello delle formiche è solo l’ultimo capitolo di una lunga storia. Il caso più celebre è il canarino nelle miniere di carbone: sensibile al monossido di carbonio, avvertiva i minatori del pericolo prima che diventasse letale, e nel Regno Unito è stato impiegato fino agli anni Ottanta.

In Italia i licheni sono da decenni un termometro della qualità dell’aria, perché scompaiono dove l’inquinamento è elevato, mentre le api, che bottinano in un raggio di alcuni chilometri, riportano nell’alveare tracce di metalli pesanti e pesticidi. Nei fiumi la presenza di larve di insetti come plecotteri ed efemerotteri serve a valutare lo stato di salute delle acque. E a Londra, nel 2016, alcuni piccioni dotati di minuscoli sensori hanno sorvolato la città per misurare il biossido di azoto.

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