23 Febbraio 2024
Milano, 7°

Lavoro

I giovani fuggono, ma non temono l’intelligenza artificiale

12.02.2024

Giovani senza esperienza e senza nessuna possibilità di fare esperienza per introdursi nel mondo del lavoro. Per loro andare all’estero è sempre meno una scelta e sempre più una necessità. La fuga costa allo Stato circa 14 miliardi all’anno. Ma uno spiraglio di fiducia c’è.

Entrare nel mondo del lavoro permette ai giovani di “diventare grandi”. Il desiderio e la volontà ci sono, ma nella sostanza gli ostacoli non sono pochi. I giovani, nella maggior parte dei casi, si sentono poco stimolati dal mercato del lavoro a causa dei contratti precari e dei bassi stipendi proposti. Spesso la giustificazione che viene data riguarda la poca o nessuna esperienza, arrivando così a presentare contratti atipici o con tempo determinato e retribuzioni basse. La categoria maggiormente penalizzata è proprio quella degli under 35.

È proprio l’ingresso tardivo nel mondo del lavoro e la grande fatica nell’ottenere un contratto a tempo indeterminato ad allontanare l’età pensionabile. Per di più, il costo della vita è sempre più alto e in costante aumento, rendendo così ancora più complessa la situazione anche e soprattutto per le nuove generazioni, con conseguente manifestarsi della crisi demografica. La poca stabilità lavorativa, il precariato, i servizi alla famiglia non a tutti accessibili e la mancanza di sostegni statali, portano i giovani a non fare figli o farli tardi e quindi riducendone il numero, nonostante il desiderio di creare una famiglia. A tal riguardo, importante sottolineare la preoccupazione che investe le donne, con il timore di perdere il lavoro qualora si facesse un figlio.

Sarebbe fondamentale chiedersi se effettivamente si sta dando la giusta importanza ai giovani di oggi per garantire il loro futuro. L’aspettativa è quella di puntare sui giovani, investire su di loro. Dare loro le basi, le fondamenta per formare il proprio bagaglio esperienziale, dare voce alle conoscenze e competenze sviluppate durante gli anni di studio facendole rafforzare in ambito lavorativo, ma con il giusto riconoscimento.

Dopo avere speso miliardi per l’istruzione, ogni anno, lo Stato italiano perde migliaia di “cervelli” che vanno a lavorare all’estero. Confindustria ha calcolato che la fuga di risorse umane in età giovanile costa al nostro Paese 14 miliardi di euro all’anno. I giovani non hanno dubbi, andare all’estero è sempre meno una scelta e sempre più una necessità. Secondo una recente indagine circa gli ostacoli nel trovare un lavoro in Italia, è emerso che per i due terzi degli under 35 lo scoglio principale è dovuto alla richiesta di un’esperienza minima che i giovani non hanno ancora avuto occasione di costruire. Problema non secondario, il costo elevato degli affitti, che induce a rinunciare al trasferimento nelle città dove si offre opportunità di lavoro. L’obiettivo per il futuro delle giovani generazioni sarebbe importante fosse l’eliminazione del quesito “come gestire l’incertezza?”.

C’è, però, un aspetto che apre qualche spiraglio di fiducia nei giovani, i quali – secondo quanto riporta il Rapporto dell’Osservatorio su innovazione e digitale – mostrano di non temere l’intelligenza artificiale. Anzi, secondo gli under 35 rappresenta il primo motore dell’innovazione e il principale megatrend della transizione ecologica e digitale.

Condividi