2 Marzo 2024
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Scienza e tecnologia, Spazio

Il Cern intende relazionarsi con il cosmo attraverso un “microscopio” da romanzo di fantascienza

13.02.2024

Entro il 2045 avremo un gigantesco microscopio, quattro volte più grande dell’attuale, che avrà il compito di scandagliare ancor più nel profondo la materia sub nucleare, permettendoci di comprendere meglio i misteri del cosmo, di cui sappiamo solo il 5%, attraverso l’estremamente piccolo.

Dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo il passo è breve. Se in Cile l’Eso (European Southern Observatory) prosegue spedita nella realizzazione dell’Elt (Extremely large telescope), il più grande telescopio mai costruito sul nostro pianeta, il Cern (Consiglio europeo per la ricerca nucleare) non è da meno. L’organizzazione guidata dall’italiana Fabiola Gianotti ha programmi altrettanto incredibili quanto ambiziosi. Dopo l’inaugurazione dello Science Gateway, una sorta di museo multimediale della scienza progettato da Renzo Piano, l’organismo con base a Ginevra – di cui fanno parte ben 23 Stati (l’Italia dal 1954, ndr) – è proiettato ancora più avanti con un ennesimo programma da romanzo di fantascienza, l’Fcc (Future circular collider). Si tratta di un acceleratore di particelle ancora più potente dell’attuale Lhc (Large hadron collider), la macchina che ha permesso agli scienziati notevoli passi avanti nel campo della Fisica delle particelle e, nel 2012, l’individuazione della cosiddetta particella di Dio, ovvero il Bosone di Higgs.

La carta di identità: circa 91 chilometri di lunghezza, 200 metri sotto la superficie terrestre, un costo di 17 miliardi di dollari e la speranza di vederlo al lavoro entro il 2045. Questi i numeri del nuovo “favoloso microscopio”, quattro volte più grande dell’attuale, che avrà il compito di scandagliare ancor più nel profondo la materia sub nucleare.
Un primo studio di fattibilità, realizzato in un’area compresa tra la Francia e la Svizzera, non ha evidenziato alcun impedimento di carattere tecnico, dunque, in teoria, la costruzione potrebbe avere il suo avvio nel 2033. Finanziamenti permettendo. Ma per ora il progetto resta top secret e si attende l’elaborato definitivo che dovrebbe vedere la luce già l’anno prossimo, mentre la decisione inerente la realizzazione del “gigante” dovrebbe avvenire non prima del 2028.
Dal canto suo la stessa direttrice generale del Cern, Fabiola Gianotti, aveva ammesso che l’Fcc sia «lo strumento scientifico più convincente tra quelli fino ad ora considerati». Ma come in tutti i progetti lo scoglio resta il finanziamento, fondi che potrebbero essere divisi tra i partner (Austria, Belgio, Bulgaria, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Israele, Italia, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Serbia, Slovacchia, Spagna, Svezia, Svizzera e Ungheria), anche se, almeno per ora, non si esclude l’intervento di Usa e Giappone. Senza considerare, poi, alcuni detrattori che, a causa dei costi elevatissimi, hanno già bocciato il programma definendolo «sconsiderato».

Ad ogni modo, la scienza vuole guardare avanti. Gli attuali strumenti sembrano non essere più sufficienti alla comprensione del cosmo. Ne conosciamo solo una minima parte, il 5 per cento. E dunque per capire i meccanismi della Fisica delle particelle gli scienziati lanciano la sfida all’energia oscura e alla materia oscura, due componenti di cui sappiamo ben poco, ma che costituiscono, rispettivamente, il 27 e il 69 per cento della densità del nostro Universo.

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