Quando parliamo di “+ 1,5 gradi“, non parliamo più di più un concetto proiettato nel futuro, di un timore. È una soglia che la Terra ha già superato. Non più un dato che si poteva sperare transitorio, anomalia annuale che poteva rientrare allungando lo sguardo verso un futuro più incoraggiante. No, in questo momento è un dato strutturale: conviviamo con la certezza del danno in corso. Il futuro non ci incoraggia. E per uscire da questa situazione conviene capire perché non ci incoraggia, altrimenti non ne veniamo fuori.
Certo la corsa del caldo non si ferma. Ma è un fatto che potrebbe essere modificato. Non ci stiamo arrendendo a un limite tecnologico, o fisico, o finanziario. Gli scienziati hanno indicato la via per rientrare in un quadro climatico compatibile con la difesa dei nostri livelli di benessere. La tecnologia è matura e infatti da qualche anno oltre il 90% della nuova energia installata sul Pianeta viene dalle fonti rinnovabili. La domanda dei mercati è molto sensibile alla questione ambientale perché chi compra è molto sensibile alla questione ambientale. Insomma ci sono tutte le condizioni per superare la difficoltà. Tutte tranne una. La consapevolezza.
Corriamo bendati, senza accorgerci della direzione, del pericolo, preoccupati solo di evitare gli spintoni del vicino che con maggior frequenza rispetto al passato si sta configurando come rumoroso, arrogante, violento. Siamo con i sensi dilatati rispetto all’immediato e cechi rispetto al futuro. È questa situazione di deficit cognitivo il vero motivo d’allarme.
Ma non bisogna arrendersi. Bisogna partire dai dati. Gli ultimi sono quelli di Copernicus, il sistema di analisi scientifica che l’Europa si è data per misurare il rischio climatico. Negli ultimi tre anni (2023-2025) la temperatura media globale è stata superiore di oltre 1,5 °C rispetto all’era preindustriale (1850-1900). È la prima volta che un periodo pluriennale rimane oltre il limite stabilito dall’Accordo di Parigi del 2015. La media del pianeta è salita tanto che gli ultimi 11 anni risultano i più caldi della serie storica.

Siamo dunque di fronte a una tendenza di fondo del sistema climatico, alimentata dall’accumulo di gas serra nell’atmosfera. È la prima volta nella storia del Pianeta che tutto ciò avviene per effetto delle scelte volontarie di una sola specie, la nostra. Siamo stati gli unici ad avere la possibilità di scelta, e questo è straordinario. Ma questa scelta porta a una modifica climatica che nuoce ai nostri interessi singoli e collettivi. Una bella contraddizione.
Questa volta non possiamo uscirne incrociando le dita e sperando che le cose si raddrizzino da sole. Gli oceani hanno catturato la stragrande maggioranza dell’energia in eccesso e nel 2025 hanno registrato temperature record, con conseguenze profonde per i cicli climatici e gli ecosistemi marini. Il riscaldamento oceanico accelera la salita del livello del mare, alimenta uragani più intensi e porta al massiccio sbiancamento delle barriere coralline: si stima che l’evento di sbiancamento globale 2023-2025 abbia colpito oltre l’80 % dei reef mondiali.
Nel frattempo, ghiacci e calotte polari mostrano segni chiari di stress: l’Antartide ha segnato temperature annuali senza precedenti e l’Artico si è piazzato con valori tra i più caldi di sempre. L’aumento di temperatura già in corso aumenta la frequenza e l’intensità di eventi climatici estremi – ondate di calore, siccità prolungate, incendi, inondazioni improvvise – con impatti sociali, economici e sanitari su scala globale.
Il pericolo è reale ma sventolare il drappo rosso del pericolo non basta. Bisogna costruire l’alternativa ai fossili e alla deforestazione che sono le due cause del problema. Costruirla sapendo che la transizione deve essere equa, perché altrimenti mancherà il consenso necessario. Che deve essere economicamente compatibile, perché altrimenti verrà fermata dal mercato. Che deve essere alimentata da miliardi di piccoli gesti, perché agendo si radicano le convinzioni. Ma che occorre una cornice politica di giustizia economica: finché i petrostati avranno campo libero per aumentare esponenzialmente i redditi fossili di pochi a svantaggio di molti la partita non potrà essere vinta. Il decennio del caldo record richiede un cambio di passo: un progetto attorno a cui costruire nuovi equilibri, anche politici.
