10 Marzo 2026
/ 9.03.2026

Il futuro entra nelle leggi: cresce la sfida della giustizia tra generazioni

A dare sostanza a questa innovazione normativa è il Future Paper “La valutazione d’impatto generazionale delle leggi: un cambio di paradigma per le politiche pubbliche”, realizzato dall’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS) insieme a Save the Children nell’ambito del progetto Ecosistema Futuro

In un mondo che va alla rovescia in un senso opposto a quello evocato dal generale Vannacci, in cui la generazione al potere sta bruciando (in senso letterale con i fossili) il futuro dei figli e dei nipoti, c’è un piccolo segnale positivo. E nel giorno in cui il rapido disastro ambientale a Teheran si somma al più lento disastro ambientale globale, conviene aprire una piccola finestra di speranza guardando a un atto che magari potrebbe avere solo carattere simbolico, ma che invece potrebbe crescere alimentando un antidoto a quello che stiamo vedendo in questi giorni e in questi mesi. Raccontarlo serve a dimostrare che un’alternativa alla follia è possibile, anche se poco praticata.

L’Europa e il nuovo “contratto tra generazioni

Per anni la giustizia tra generazioni è rimasta una parola evocata nei dibattiti su clima, debito pubblico o demografia, ma raramente tradotta in strumenti concreti di politica pubblica. Ora qualcosa sta cambiando. L’Unione europea ha adottato una strategia dedicata proprio all’equità intergenerazionale, mentre in Italia è da poco entrata in vigore una norma che impone di valutare preventivamente l’impatto delle leggi sui giovani e sulle generazioni future. Due iniziative che nascono da contesti diversi ma convergono su una stessa idea: le politiche pubbliche non possono più essere progettate guardando soltanto al presente.

Pochi giorni fa la Commissione europea ha approvato la Strategia sulla giustizia intergenerazionale, un documento che prova a introdurre una prospettiva di lungo periodo nel modo in cui vengono disegnate le politiche europee. L’obiettivo è fare in modo che le decisioni prese oggi non compromettano le opportunità di domani e che benefici e responsabilità siano distribuiti in modo equo tra le diverse generazioni.

Nel testo si parla esplicitamente di un nuovo “contratto intergenerazionale” fondato su tre pilastri: politiche pubbliche più lungimiranti, opportunità più equilibrate tra territori e generazioni, maggiore coinvolgimento dei giovani nelle decisioni che riguardano il loro futuro. La strategia parte da una constatazione: le grandi trasformazioni in corso – dal cambiamento climatico alla rivoluzione digitale, dall’invecchiamento della popolazione alla transizione energetica – stanno ridisegnando le opportunità lungo tutto l’arco della vita.

Per Bruxelles il problema non è il cambiamento in sé, ma il modo in cui le decisioni politiche lo governano. Se le politiche restano ancorate al breve periodo, il rischio è che i costi economici, sociali e ambientali ricadano sulle generazioni più giovani. Al contrario, politiche capaci di guardare avanti possono trasformare queste trasformazioni in opportunità. Non a caso la Commissione definisce la strategia come un tentativo di assicurare che “le scelte di oggi contribuiscano positivamente anche alle opportunità di domani”.

L’Italia sperimenta la valutazione di impatto generazionale

In questo quadro europeo l’Italia ha una novità significativa. Nel novembre 2025 è stata approvata la legge n.167 che introduce la Valutazione di impatto generazionale delle leggi, la ViG. In pratica, ogni nuova normativa dovrà essere analizzata anche per capire quali effetti produrrà sui giovani di oggi e sulle generazioni che verranno: “Le leggi della Repubblica promuovono l’equità intergenerazionale anche nell’interesse delle generazioni future”. L’idea è introdurre nel processo legislativo uno strumento capace di valutare in anticipo gli effetti sociali, economici e ambientali delle politiche pubbliche.

Se applicata davvero, la ViG potrebbe cambiare il modo di scrivere le leggi. Finora molte decisioni politiche hanno prodotto effetti che si manifestano nel lungo periodo – dal debito pubblico al consumo di suolo, dalle politiche climatiche agli investimenti in istruzione – senza che questi impatti venissero valutati in modo sistematico. La nuova norma prova a colmare proprio questo vuoto.

A provare a dare concretezza a questa innovazione normativa è il Future Paper “La valutazione d’impatto generazionale delle leggi: un cambio di paradigma per le politiche pubbliche”, realizzato dall’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS) insieme a Save the Children nell’ambito del progetto Ecosistema Futuro.

Il documento, curato da Enrico Giovannini e Raffaela Milano, nasce per evitare che la valutazione di impatto generazionale si trasformi in un adempimento burocratico. Nel rapporto si legge che la ViG dovrebbe diventare una vera e propria “infrastruttura cognitiva permanente del processo normativo”, capace di orientare il disegno delle politiche pubbliche verso una prospettiva di lungo periodo. Una lente attraverso cui valutare scelte che influenzeranno il futuro del Paese.

La questione non è soltanto teorica. In Italia lo squilibrio tra generazioni è già visibile in molti indicatori economici e sociali. La popolazione diminuisce e invecchia, mentre il numero di giovani si riduce. Nel 2024 sono nati circa 370 mila bambini, con un tasso di fecondità sceso a 1,18 figli per donna. Le proiezioni indicano che entro il 2050 la popolazione italiana potrebbe scendere a poco più di 54 milioni di abitanti. Questa dinamica ha effetti diretti sull’economia e sulla sostenibilità del welfare. L’Italia ha già oggi uno dei livelli di spesa pensionistica più elevati tra i Paesi industrializzati e un debito pubblico superiore ai tremila miliardi di euro. Nel frattempo cresce la povertà minorile e sempre più giovani faticano a entrare stabilmente nel mercato del lavoro o ad accedere a una casa.

A questi fattori si aggiunge la dimensione ambientale. Il cambiamento climatico, il dissesto idrogeologico e la scarsità idrica rappresentano rischi economici e sociali sempre più rilevanti per il Paese. Gli scenari elaborati negli ultimi anni mostrano che le scelte compiute oggi sulla transizione ecologica avranno effetti diretti sulla crescita economica, sull’occupazione e sulla qualità della vita nei prossimi decenni.

Non si tratta soltanto di proteggere le generazioni future dai rischi delle scelte attuali, ma anche di creare le condizioni perché possano sviluppare nuove opportunità.La valutazione di impatto generazionale è un cambio di prospettiva. Significa passare da politiche difensive – orientate a gestire problemi immediati – a politiche capaci di costruire il futuro.

Ce n’è drammaticamente bisogno.

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