10 Marzo 2026
/ 9.03.2026

Il volto nascosto di Michelangelo riemerge a Roma

Il busto del Cristo Salvatore custodito da secoli nella basilica di Sant’Agnese fuori le mura viene attribuito al Buonarroti dopo oltre dieci anni di ricerche tra archivi e documenti

Per secoli è rimasto quasi invisibile agli occhi della storia dell’arte: un busto del Cristo Salvatore conservato nella Basilica di Sant’Agnese fuori le mura, lungo la via Nomentana a Roma, classificato semplicemente come “opera anonima della scuola romana del XVI secolo”. Ora però una lunga indagine archivistica propone una svolta: quella scultura potrebbe essere opera di Michelangelo Buonarroti.

La nuova attribuzione è stata presentata il 4 marzo dalla ricercatrice Valentina Salerno al termine di uno studio durato oltre dieci anni. Il lavoro ricostruisce una fitta trama di testamenti, diari, inventari notarili, relazioni e documenti prodotti dal 1564 – anno della morte di Michelangelo – fino ai secoli successivi. L’obiettivo era ricostruire la traiettoria delle opere rimaste nell’orbita dell’artista negli ultimi anni della sua vita.

Secondo la ricerca, la classificazione tradizionale come opera anonima non rifletterebbe la reale origine del busto. La combinazione di fonti storiche e analisi stilistica suggerirebbe infatti una connessione diretta con il grande maestro del Rinascimento.

Le opere “messe in salvo

La ricostruzione propone anche una rilettura degli ultimi anni romani di Michelangelo. A lungo si è sostenuto che lo scultore avesse distrutto numerosi disegni e modelli prima di morire, per evitare che venissero studiati o copiati. I documenti rintracciati dalla ricercatrice indicano invece un’altra possibilità: molte opere sarebbero state conservate e affidate a persone fidate.

Alcune testimonianze parlano addirittura di una stanza segreta dove sarebbero stati custoditi materiali di grande valore artistico. Quel deposito, oggi vuoto da oltre quattro secoli, potrebbe essere stato uno dei luoghi da cui alcune opere – tra cui il busto romano – sarebbero uscite nel tempo, passando tra collezioni private e ambienti religiosi.

Il confronto stilistico

Accanto alla ricerca archivistica, lo studio si basa su un confronto stilistico con opere e disegni attribuiti con certezza a Michelangelo. La struttura del volto, la tensione anatomica e alcuni dettagli della lavorazione del marmo sarebbero compatibili con il linguaggio scultoreo dell’artista negli anni maturi.

Un ulteriore elemento riguarda la possibile origine iconografica della scultura. Il volto del Cristo, secondo l’ipotesi avanzata, potrebbe derivare dal ritratto di Tommaso de’ Cavalieri, amico e interlocutore privilegiato del Buonarroti nella Roma del Cinquecento. La trasformazione di un volto reale in immagine sacra era una pratica diffusa nelle confraternite religiose dell’epoca.

Un indizio riemerso all’asta

A rafforzare la ricostruzione è arrivato anche un elemento inatteso dal mercato dell’arte. Nel febbraio 2026, durante un’asta di Christie’s a Londra, è comparso un disegno attribuito a Michelangelo con una provenienza che coincide con quella ipotizzata per il busto di Sant’Agnese. La corrispondenza non rappresenta una prova definitiva, ma contribuisce a consolidare la catena documentale proposta dalla ricerca.

Una scoperta che può cambiare la storia

Se l’attribuzione verrà confermata dalla comunità scientifica internazionale, il busto del Cristo Salvatore potrebbe aprire una nuova prospettiva sugli ultimi anni della produzione dell’artista toscano e sulla sorte delle opere rimaste fuori dai grandi circuiti museali.

Un caso che dimostra come la storia dell’arte non sia mai completamente scritta.

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