19 Gennaio 2026
/ 19.01.2026

In Portogallo nasce il primo santuario europeo per elefanti

Nella regione di Alentejo prende forma Pangea: oltre mille acri per accogliere pachidermi provenienti da zoo e circhi, tra welfare animale e restauro ecologico

Per quarant’anni Kariba ha attraversato confini senza mai uscire dalla cattività. Dallo Zimbabwe all’Europa, da uno zoo all’altro, la sua esistenza è stata scandita da trasferimenti decisi da altri e da recinti sempre troppo stretti per un animale che, in natura, percorre decine di chilometri al giorno. Quando nel 2022 si è ritrovata di nuovo sola, in Belgio, la sua vicenda ha smesso di essere solo una storia individuale ed è diventata una domanda collettiva: dove può andare un’elefantessa adulta cresciuta in cattività, in un continente che ha sempre saputo esporre elefanti ma mai offrire loro un luogo pensato davvero?

La risposta sta prendendo forma in Alentejo, nel sud del Portogallo. Qui Pangea si prepara ad aprire nel 2026 il primo santuario europeo per elefanti provenienti da zoo e circhi: non un parco, non uno zoo, ma uno spazio progettato per restituire tempo, terra e relazioni ad animali che non possono fare ritorno in natura.

Un vuoto europeo diventato strutturale

In Africa, Asia e nelle due Americhe esistono grandi santuari per elefanti. In Europa, no. O almeno non fino a oggi. Eppure, centinaia di elefanti vivono ancora in strutture che faticano a rispondere alle loro esigenze fisiche e sociali, o che vorrebbero smettere di detenerli senza, però, proporre alternative praticabili. È in questo spazio irrisolto che si inserisce Pangea.

Il progetto è promosso dall’associazione non profit Pangea Trust, attiva come charity nel Regno Unito dal 2017 e come organizzazione portoghese dal 2022. L’obiettivo è lavorare con zoo, circhi e istituzioni che cercano una soluzione migliore per animali in difficoltà: elefanti rimasti isolati, provenienti da circhi in Paesi dove l’uso di animali selvatici è vietato, o da strutture in crisi economica.

Perché l’Alentejo

La scelta del sito non è stata casuale. Pangea Trust ha condotto uno studio di fattibilità su scala europea, valutando diversi Paesi sulla base di criteri quali clima, disponibilità di grandi superfici, valore ecologico, accessibilità e sostenibilità nel lungo periodo. L’Alentejo ha risposto a tutte queste esigenze.

Il santuario si estende su circa mille acri tra Vila Viçosa e Alandroal, in un’area caratterizzata da colline dolci, habitat diversificati e bassa densità di infrastrutture umane. Un contesto che garantisce privacy e tranquillità, elementi centrali per animali che spesso arrivano da decenni di esposizione forzata. Il clima mediterraneo consente inoltre agli elefanti di vivere all’aperto per gran parte dell’anno, muovendosi, foraggiando e socializzando in modo più naturale.

Kariba, il primo passo

Kariba sarà la prima elefantessa ad arrivare a Pangea. La sua storia attraversa quarant’anni di gestione europea della fauna selvatica in cattività: rimasta orfana in Zimbabwe negli anni Ottanta durante una campagna di abbattimenti per l’avorio, è stata trasferita da cucciola in Germania e poi spostata tra diversi zoo. Nel 2012 era arrivata in Belgio, dove aveva trovato una forma di stabilità accanto a Jenny, un’elefantessa proveniente dal circo. Alla morte di Jenny, Kariba è tornata a vivere da sola.

È stato allora che il team di Pakawi Park, con il supporto dell’Ong belga Gaia, ha iniziato a cercare una nuova sistemazione. Pangea è emersa come l’unica opzione europea in grado di offrire spazio, compagnia e un progetto di lungo periodo.

Una vita diversa

Sostenuto da organizzazioni come Born Free Foundation, Fondation Brigitte Bardot, World Animal Protection e Olsen Animal Trust, Pangea non promette un ritorno alla vita selvatica. Riconosce apertamente che per la maggior parte degli elefanti cresciuti in cattività questo non è possibile. L’obiettivo è offrire condizioni di vita che rispondano ai loro bisogni complessi: spazio per muoversi, possibilità di scelta, relazioni sociali compatibili.

Gli elefanti avranno progressivamente accesso fino all’85% della proprietà, con habitat collegati e rotazioni che permetteranno di esplorare ambienti diversi. La gestione avverrà esclusivamente con il metodo del protected contact: operatori ed elefanti sempre separati da barriere, nessun contatto forzato, nessun addestramento basato sulla dominanza. È lo standard raccomandato dalle linee guida Eaza ed è già adottato da santuari di riferimento come The Elephant Sanctuary in Tennessee e l’Elephant Sanctuary Brazil, modelli a cui Pangea si ispira.

Una relazione da ricostruire

Il progetto ha anche una dimensione ambientale esplicita. Il terreno, in parte degradato, sarà restaurato secondo principi di rewilding, con benefici per la biodiversità locale. L’obiettivo è creare un ambiente il più possibile stimolante per gli elefanti e osservare come interagiscono con un ecosistema mediterraneo, adattando la gestione sulla base di dati scientifici. Non una soluzione definitiva, ma una risposta finalmente strutturata a una domanda rimasta troppo a lungo sospesa.

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