La Germania continua a spingere sull’eolico offshore e aggiunge un nuovo tassello alla sua strategia energetica. L’Agenzia federale marittima e idrografica ha autorizzato la realizzazione di due parchi eolici nel Mare del Nord, a nord delle isole Frisone Orientali. Il progetto, affidato a una società controllata dal gruppo RWE, prevede una capacità complessiva di 900 megawatt e l’installazione di 60 turbine distribuite su un’area di circa 62 chilometri quadrati. Per dare un ordine di grandezza, una capacità di questo tipo può coprire il fabbisogno elettrico di centinaia di migliaia di famiglie, contribuendo in modo concreto alla riduzione delle importazioni energetiche.
I due impianti saranno costruiti a decine di chilometri dalla costa, tra le isole di Borkum e Norderney, in acque profonde fino a oltre 30 metri. Le turbine previste sono tra le più potenti oggi disponibili: ciascuna avrà una capacità di 15 megawatt, con rotori di oltre 230 metri di diametro e un’altezza complessiva che supera i 260 metri.
Numeri che spiegano bene come l’eolico offshore sia cambiato negli ultimi anni: meno turbine, ma molto più grandi ed efficienti. L’avvio dei cantieri è previsto per il 2027, mentre le prime produzioni di energia dovrebbero arrivare nel 2028.
Energia e geopolitica: perché Berlino accelera
La spinta sull’eolico non è solo ambientale. Negli ultimi anni la Germania ha dovuto fare i conti con la vulnerabilità del proprio sistema energetico, fortemente dipendente dalle importazioni di gas. Le tensioni internazionali e la volatilità dei prezzi hanno reso evidente quanto sia strategico produrre energia in casa.
In questo contesto, l’offshore rappresenta una delle leve più efficaci: produzione su larga scala, maggiore stabilità rispetto al solare e possibilità di sfruttare risorse naturali abbondanti come il vento del Mare del Nord. Non a caso, le autorità tedesche sottolineano come questi progetti contribuiscano direttamente alla sicurezza dell’approvvigionamento e alla riduzione delle emissioni.
Il ruolo dell’eolico nella transizione tedesca
La Germania è già oggi uno dei principali mercati europei per l’energia eolica. Negli ultimi anni, la quota di elettricità da fonti rinnovabili ha superato stabilmente il 50%, con l’eolico – onshore e offshore – che rappresenta la componente più rilevante del mix.
L’obiettivo dichiarato è ancora più ambizioso: arrivare a una produzione elettrica quasi interamente rinnovabile entro il 2035. Per farlo, Berlino punta soprattutto sull’espansione dell’eolico offshore, con target che prevedono decine di gigawatt installati entro il 2030 e oltre nel decennio successivo. I nuovi parchi si inseriscono esattamente in questa traiettoria: aumentare la capacità produttiva, stabilizzare il sistema e ridurre la dipendenza da fonti fossili importate.
Un modello europeo
Il caso tedesco è osservato con attenzione anche dagli altri Paesi europei. L’eolico offshore è infatti uno dei pilastri della strategia energetica dell’Unione, soprattutto per i Paesi del Nord. Con progetti come quelli nel Mare del Nord, la Germania prova a dimostrare che la transizione energetica non è solo una scelta ambientale, ma anche una risposta concreta a crisi geopolitiche e instabilità dei mercati. Il vento non serve solo a produrre elettricità: sempre più spesso è una questione di sovranità energetica.Inizio modulo
