Nel villaggio di Buttes, nel cantone di Neuchâtel, è in corso un esperimento interessante, ma dalle dimensioni ancora molto ridotte. Da aprile 2024 un centinaio di metri di binari sono diventati una (piccola) centrale fotovoltaica. Tra le traversine ci sono pannelli solari che producono energia mentre i treni sfrecciano, e anche quando non passano. L’idea è di Sun-Ways, una startup che vorrebbe trovare una soluzione al problema dell’occupazione del suolo per le energie rinnovabili. Invece di cercare nuovi terreni da occupare con distese di moduli solari, i fondatori chiamano in causa un’infrastruttura che già esiste: i binari della rete ferroviaria.
Dopo oltre un anno di test, i risultati sono incoraggianti. Più di 11.000 treni sono transitati sul tratto senza alcun problema di sicurezza o circolazione. L’impianto ha prodotto oltre 16.000 chilowattora di elettricità, immessi nella rete locale. “Questa tecnologia è solida come una roccia”, giura Valerio Tamellini, project manager di TransN, l’azienda di trasporto pubblico che ospita il progetto.
La semplicità del sistema
Il segreto sta nella semplicità del sistema. I pannelli sono fissati tramite pistoni che si agganciano alle rotaie d’acciaio. Un singolo operatore può rimuoverli in circa dieci minuti quando serve fare manutenzione, per poi reinstallarli subito dopo. Non è un’idea completamente nuova, spiega Joseph Scuderi, fondatore di Sun-Ways: oltre una dozzina di brevetti precedenti avevano esplorato il concetto. Ma il design attuale, con i suoi pistoni di fissaggio, è il primo a dimostrarsi davvero pratico.
Sulla strada dei sogni di Sun-Ways ci sono molti ostacoli pratici, però. L’installazione su migliaia di chilometri di linea ferroviaria richiederebbe investimenti considerevoli. Migliaia di moduli all’aperto, spesso in zone isolate, sarebbero esposti al rischio di furti. E non tutti i tratti sono adatti: molte linee hanno esposizione insufficiente o presentano difficoltà di accesso per la manutenzione.
Il successo del test ha comunque suscitato interesse. A febbraio, la compagnia ferroviaria francese SNCF ha firmato una partnership con Sun-Ways per valutare la tecnologia sui suoi quasi 30.000 chilometri di binari. “Vogliamo diventare un grande produttore di energia solare”, spiega Nicolas Phan-Trong, responsabile dei progetti di energia e decarbonizzazione dell’azienda, che è il maggiore proprietario terriero e consumatore di elettricità in Francia. SNCF sta testando almeno dieci diversi design solari e progetta installazioni su larga scala.
Un vantaggio inaspettato
C’è anche un vantaggio inaspettato: i pannelli tra i binari impediscono la crescita delle erbacce, riducendo i costi di manutenzione e compensando potenzialmente parte delle spese di installazione. Sull’idea lavora anche la Corea del Sud, con un progetto pilota biennale presso l’Istituto di ricerca ferroviaria.
Il vantaggio principale resta l’uso di superfici già occupate. Le centrali a terra richiedono circa un ettaro per ogni megawatt, terreni che spesso mancano o sono costosi. Sfruttare infrastrutture esistenti aggirerebbe il problema, almeno in teoria.
Una complicazione è come spostare l’elettricità verso altri luoghi dove possa venire utilizzata o immessa in rete. Una quantità significativa di energia rischia di essere persa durante la trasmissione, spiega Julien Pouget, che studia i sistemi elettrici presso l’Università di Scienze Applicate della Svizzera occidentale in Vallese. Pouget e i suoi colleghi stanno lavorando a un’architettura elettrica specializzata per ridurre al minimo queste perdite, che dovrebbe rendere più fattibile l’espansione delle ferrovie che producono energia solare. La sua ricerca è stata presentata a un summit sui sistemi energetici a Parigi questo mese
