Dati, grafici, temperature che salgono di qualche frazione di grado, seguire l’evoluzione del clima dal punto di vista scientifico è complesso e può apparire lontano dalla nostra vita quotidiana. Poi facciamo la spesa, arriviamo alla cassa del supermercato e diventa inevitabile porsi qualche domanda. Ad esempio: perché il caffè è aumentato così tanto in così poco tempo?
La risposta arriva proprio da uno di quei report che, nella loro complessità, segnano dei punti fermi: negli ultimi mesi, il costo del caffè è arrivato alle stelle. A togliere ogni dubbio è il Commodity Markets Outlook della Banca Mondiale: il 2024 è stato un anno nero per la produzione dei chicchi di caffè, con un impatto economico pesante su tutta la filiera.
Secondo il report, nel 2024 il prezzo del caffè Arabica è aumentato quasi del 70% rispetto all’anno precedente. E nel 2025 sta andando peggio: a febbraio è arrivato a 9,05 dollari al chilo, nello stesso periodo lo scorso anno segnava un prezzo pari a 4,56 dollari, in dodici mesi è raddoppiato. Tra le miscele più richieste, anche il caffè Robusta ha seguito la stessa tendenza, passando da 2,63 dollari al chilo nel 2023 a 4,41 nel 2024, con un incremento continuo fino ai 5,81 dollari a febbraio di quest’anno. L’aumento non è solo un problema per chi importa e distribuisce il caffè, ma, si riflette direttamente sulle tasche dei consumatori.
La classica moka, tra i simboli indiscussi della tradizione italiana rischia, di questo passo, di diventare un rito del mattino molto caro, così come l’espresso al bar. Un prodotto a cui gli italiani, soprattutto, fanno fatica a rinunciare, ma che proprio per questo incide sul carrello della spesa.
Fin qui i dati. Ma quali sono le cause concrete di un aumento così importante per l’industria del caffè? La risposta arriva da Brasile e Vietnam. I due giganti del settore, infatti, stanno facendo i conti con un clima che non segue più le regole. In Brasile, la peggior siccità degli ultimi settant’anni ha devastato le piantagioni, con temperature record e incendi che hanno distrutto migliaia di ettari. Dall’altra parte del mondo, il Vietnam ha dovuto far fronte a piogge torrenziali che hanno allagato le coltivazioni, compromettendo la qualità dei chicchi. La produzione di caffè è crollata e, con l’offerta in calo, i prezzi salgono. Quando due dei principali produttori globali sono in difficoltà, l’intero mercato ne risente.
Il sommarsi e l’intensificarsi di questi eventi rivela come la crisi climatica stia ridefinendo la produzione agricola globale. Per questo è fondamentale correre ai ripari investendo in un’agricoltura più resiliente, tecniche avanzate per la difesa della fertilità del suolo, varietà più resistenti recuperate dal patrimonio della biodiversità, sistemi di irrigazione intelligenti. Ma tutto questo ha un costo che la maggior parte degli agricoltori non riesce ad affrontare da solo.
Un passo avanti è stato fatto con Cop28, durante la quale è stato lanciato il Partenariato per la Trasformazione Sostenibile dell’Agricoltura e dell’Alimentazione (Fast) con l’obiettivo di aumentare le risorse finanziarie destinate all’agricoltura per affrontare i cambiamenti climatici. Fondi che, secondo la Fao, sono ancora troppo pochi e spesso inaccessibili per la maggior parte dei piccoli produttori: un paradosso vista la rapidità con cui gli effetti dei cambiamenti climatici stanno mettendo in ginocchio gli agricoltori. Il rischio è che chi produce cibo, bene primario per la sopravvivenza, non riesca più a fare il proprio lavoro, con conseguenze devastanti in termini sociali che economici.
Insomma, di questo passo non solo il caffè potrebbe diventare un bene di lusso, ma l’intero carrello della spesa potrebbe diventare sempre più inaccessibile.