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M.O., ultimo giorno per scambio prigionieri: negoziati su proroga

27.11.2023

“Problemi” su lista odierna ostaggi e detenuti. Trattativa in corso

Roma, 27 nov. (askanews) – Quarto e ultimo giorno di pausa umanitaria tra Israele e Hamas per lo scambio di ostaggi e detenuti, mediato dal Qatar. Le due parti si sono dette disponibili a un prolungamento dell’intesa e i negoziatori sono al lavoro per l’attuazione di una proroga. Intanto, le autorità israeliane stanno visionando l’ultima lista di 11 ostaggi consegnata dal movimento estremista palestinese, assieme all’elenco dei prigionieri da consegnare sulla base dell’accordo. Israele ha definito la lista “problematica” e attualmente sarebbero in corso intensi negoziati per “modificarla”.

Uno dei punti di controversia tra Israele e Hamas riguarderebbe sei detenute palestinesi, arrestate dalle forze dello Stato ebraico prima del 7 ottobre e rimaste nelle carceri israeliane. Secondo alcune fonti palestinesi, citate da Haaretz, le sei detenute non figuravano nella lista presentata domenica da Israele e non è chiaro se verranno rilasciate oggi. Tra loro ci sarebbe Nafooz Hammad, una sedicenne di Sheikh Jarrah, che due anni fa ha accoltellato una donna israeliana che viveva nelle vicinanze ed è stata condannata per tentato omicidio. La settimana scorsa Hammad è stata condannata a 12 anni di carcere. Secondo le fonti, il suo rilascio era atteso già giovedì scorso insieme ad altri prigionieri veterani. Tuttavia, non è stata rilasciata e nella sua famiglia “non sanno cosa le stia succedendo”.

Fino al 7 ottobre c’erano 38 detenute palestinesi nelle carceri israeliane e 32 di loro sono già state liberate. Oltre alle sei prigioniere su cui le parti starebbero discutendo oggi, ci sono dozzine di altre donne palestinesi arrestate, alcune senza processo, dopo gli attacchi di Hamas che hanno determinato l’escalation. Il gruppo palestinese sta esortando Israele ad attuare un “principio di anzianità”, ovvero a rilasciare prima i prigionieri detenuti da più tempo. Da venerdì scorso sono stati rilasciati 39 ostaggi in base all’accordo – più 24 fuori dall’accordo, per lo più tailandesi che lavoravano in Israele – così come 117 detenuti palestinesi, con un rapporto di un ostaggio ogni tre detenuti.

Tuttavia, una disposizione dell’accordo consente il suo rinnovo e il rilascio di una decina di ostaggi al giorno nelle mani di Hamas nella Striscia di Gaza in cambio della liberazione di una trentina di prigionieri palestinesi in Israele. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato ieri al presidente Usa Joe Biden che la possibilità di estendere la tregua con Hamas sarebbe “benvenuta”. “C’è anche uno schema che dice che è possibile rilasciare altri dieci ostaggi al giorno. Questo sarebbe il benvenuto”, ha commentato, confermando poi quanto preannunciato il giorno stesso dell’intesa con Hamas. Quando la pausa umanitaria scadrà, Israele “andrà a realizzare” i suoi obiettivi “con piena forza”: “eliminare Hamas, assicurare che Gaza non torni ad essere ciò che era e – naturalmente – liberare tutti gli ostaggi”. Questa settimana il segretario di Stato Usa Antony Blinken tornerà nella regione e la possibilità di estendere la tregua sarà al centro della nuova missione, la quarta dall’inizio della guerra a Gaza.

Hamas, da parte sua, nella notte ha chiarito di essere favorevole a un prolungamento dell’accordo di tregua “da due a quattro giorni” con l’obiettivo di “aumentare il numero di prigionieri rilasciati”. Una fonte vicina ad Hamas ha detto all’Afp che il gruppo ha già “informato i mediatori” delle sue intenzioni. A complicare il progetto, secondo il Qatar – che ha svolto il ruolo principale di negoziatore – ci sarebbe però la necessità del movimento estremista palestinese di rintracciare decine di ostaggi nella Striscia di Gaza. Il primo ministro di Doha, lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman al-Thani, ha detto al Financial Times che il movimento estremista palestinese non potrà concordare un’estensione dell’attuale intesa con lo Stato ebraico finché non avrà individuato 40 donne e bambini che sarebbero detenuti da civili, bande e altri gruppi islamici nell’enclave. “Non abbiamo ancora informazioni chiare su quanti possano trovarne perché… uno degli scopi” della pausa umanitaria “è che (Hamas) abbia il tempo di cercare il resto delle persone scomparse”, ha precisato. (di Corrado Accaputo)

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