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Maria Siclari e il restauro del mare

05.07.2024

Per Maria Siclari il mare è sinonimo di limpidezza, una dimensione pura, estranea a una umanità per nulla trasparente. La direttrice generale di ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) spiega come l’istituto si prende cura del regno di Poseidṑn.

«Il mare è garanzia dell’esistenza». Maria Siclari è perentoria nel dire che l’indifferenza e la mancanza di rispetto nei confronti di costa e fondali non sono più accettabili. Cosa succede «in fondo al mar», ci riguarda. Siamo figli inconsapevoli delle acque di Nettuno, che ignoriamo o inquiniamo. Secondo i dati ISPRA l’86,5 % dei rifiuti in mare è legato all’attività di pesca e il 94% di questi sono reti abbandonate.

Dottoressa Siclari, nel 2022 è diventata la prima direttrice generale dell’Istituto. Quali sfide comporta il suo ruolo?

È un privilegio occuparmi della sostenibilità ambientale e della transizione ecologica ed energetica. Una grande responsabilità e una sfida che tutti insieme, ricercatori e personale di ISPRA, vogliamo affrontare per mettere a disposizione dei cittadini, i principali destinatari del nostro lavoro, le conoscenze che acquisiamo. Le persone devono essere consapevoli: ISPRA è attiva in tutti i campi connessi alla tematica ambientale, in una logica non solo di controllo, ma anche e soprattutto di prevenzione.

Alla luce delle ricerche svolte da ISPRA, lei si ritiene preoccupata per il futuro dell’ambiente e del mare?

Vivo ogni giorno la preoccupazione per i cambiamenti climatici, ma, allo stesso tempo, mi sento sollevata: la conoscenza attuale ci aiuta a prendere decisioni adeguate. Negli enti di ricerca come il nostro c’è tanta passione per lo studio volto alla tutela del pianeta. Vogliamo trasmettere alla società questa passione che si traduce in cura dell’ambiente. La cura del mare, ad esempio, è fondamentale: si tratta della principale fonte di biodiversità. In questo momento il mare è sottopressione a causa delle discariche di plastiche che troviamo ovunque. ISPRA da decenni si occupa dei rilievi e della mappatura della costa, a cui ora si aggiunge anche quella dei monti sottomarini grazie al progetto MER (Marine Ecosystem Restoration).

Un obiettivo sfidante. Di cosa si tratta?

È il più grande progetto di restauro ecologico dell’ambiente marino mai esistito, del valore di 400 milioni di euro, che si concluderà a giugno 2026. Insieme al MASE (Ministero per l’Ambiente e la Sicurezza Energetica), vogliamo garantire il buono stato di salute del mare, rispristinando l’ambiente marino e offrendo soluzioni concrete per affrontare le sfide imposte dai cambiamenti climatici.
Un lavoro ingente che include la mappatura degli habitat costieri e marini di interesse conservazionistico nelle acque italiane con una nuova unità navale oceanografica, dotata di apparecchiature altamente tecnologiche in grado di sondare i fondali fino a 4000 m e strumentazione acustica ad altissima risoluzione.
Per gli habitat profondi saranno mappati circa 90 monti sottomarini, localizzati nel Mar Ligure, l’Alto e il Basso Tirreno, il Mar di Sardegna, il Mar Ionio ed il Mare Adriatico meridionale, per una superficie stimata di circa 14000 km2. Per fare ciò, si utilizzeranno robot sottomarini in grado di registrare video in alta definizione e strumenti acustici ad alta risoluzione, con una unità navale che lavori H24 per oltre 200 giornate di attività l’anno nel periodo 2024-2026.

Nel corso di questi ultimi decenni è emersa la consapevolezza che le pressioni sulle risorse marine naturali sono spesso troppo elevate. Cosa prevede la vostra strategia per l’ambiente marino?

Abbiamo sviluppato la nostra strategia marina secondo le direttive comunitarie. Consiste nel fare un continuo monitoraggio e una valutazione sullo stato di salute del nostro mare attraverso undici elementi indicatori, come la biodiversità, le atrofizzazioni, la pesca e l’acquacoltura. La raccolta di dati è stata avviata nel 2015 e ci ha permesso di individuare le misure che devono essere attuate per ridurre la pressione sui nostri mari. Alcune di queste riguardano proprio il progetto MER: la ricostruzione di banchi di ostrica piatta europea in ben cinque regioni dell’Adriatico e il ripristino delle praterie a Posidonia oceanica.

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