27 Marzo 2026
/ 27.03.2026

Microplastiche, i licheni svelano l’inquinamento da traffico

Uno studio internazionale tra Italia e Canada utilizza i licheni come “sensori naturali” per misurare la dispersione di microplastiche e metalli tossici prodotti da freni e pneumatici. I risultati mostrano quanto l’inquinamento da traffico sia diffuso e quanto rapidamente diminuisca allontanandosi dalle strade

Quando si parla di inquinamento automobilistico, l’attenzione si concentra quasi sempre sui gas di scarico. Eppure una quota crescente dell’inquinamento urbano arriva da un’altra fonte, l’usura di freni e pneumatici. È da lì che si liberano microplastiche e particelle metalliche che finiscono nell’aria e si depositano su suolo, piante e superfici.

Un nuovo studio condotto da un team internazionale che coinvolge Università di Siena, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e Trent University ha provato a misurare proprio questo tipo di emissioni, concentrandosi su uno dei contesti più critici possibili: una grande arteria urbana ad altissimo traffico.

I licheni diventano centraline naturali

La ricerca si è svolta a Toronto, lungo la Highway 401, una delle strade più trafficate del Nord America. Qui i ricercatori hanno adottato un approccio originale: utilizzare i licheni come strumenti di monitoraggio. Questi organismi assorbono direttamente dall’aria le sostanze presenti nell’ambiente e, accumulandole nel tempo, offrono una fotografia precisa della qualità dell’aria.

Per questo sono stati trapiantati a diverse distanze dalla strada, lungo un corridoio di circa 150 metri. In questo modo è stato possibile osservare come cambia la concentrazione di microplastiche e metalli man mano che ci si allontana dalla fonte di emissione.

L’inquinamento cala rapidamente con la distanza

I risultati mostrano un andamento molto netto. La quantità di microplastiche derivanti dall’usura degli pneumatici diminuisce in modo esponenziale già nei primi metri dalla carreggiata. Ancora più evidente è il comportamento del particolato metallico: a circa 35 metri dalla strada si registra una riduzione del 70%.

È un dato che conferma quanto le aree immediatamente adiacenti al traffico siano le più esposte. Marciapiedi, piste ciclabili e spazi urbani a ridosso delle arterie principali diventano così zone di accumulo privilegiato per queste particelle. Un altro elemento interessante riguarda la forte correlazione tra le polveri prodotte dai freni e quelle generate dagli pneumatici. Le due fonti non agiscono separatamente, ma contribuiscono insieme a costruire un mix complesso di contaminanti.

Un mix da non sottovalutare

Le particelle rilasciate dall’usura degli pneumatici non sono semplicemente plastica. Contengono additivi chimici e possono veicolare metalli potenzialmente tossici. Questo le rende particolarmente rilevanti dal punto di vista ambientale e sanitario, perché possono essere inalate o depositarsi nei suoli e nelle acque.

Lo studio evidenzia anche un aspetto innovativo: queste particelle sono associate a segnali magnetici, il che permette di tracciarle con tecniche specifiche. Un approccio che amplia le possibilità di monitoraggio e consente di ottenere mappe più precise della dispersione degli inquinanti.

Il tema delle emissioni da attrito sta iniziando a entrare anche nella regolazione europea. Le nuove norme Euro 7 includeranno per la prima volta limiti specifici per le emissioni generate da freni e pneumatici, segnando un cambio di prospettiva rispetto al passato.

È una svolta necessaria, soprattutto considerando che la diffusione dei veicoli elettrici, pur riducendo gli scarichi, non elimina questo tipo di emissioni. Anzi, il maggiore peso dei veicoli può contribuire ad aumentare l’usura degli pneumatici.

Le prossime sfide

Le prospettive della ricerca vanno oltre il monitoraggio urbano. I ricercatori intendono applicare queste metodologie anche allo studio della contaminazione dei beni culturali, per capire in che misura le microplastiche contribuiscano al degrado di superfici e materiali storici. È un passaggio che amplia il quadro: l’inquinamento da traffico non riguarda solo la qualità dell’aria, ma può avere effetti diretti anche sul patrimonio culturale.

La buona notizia è che la concentrazione di queste particelle cala rapidamente con la distanza. La cattiva è che nelle città, dove lo spazio è limitato e il traffico intenso, questa distanza spesso non c’è.Il risultato è un’esposizione diffusa che chiama in causa non solo la tecnologia dei veicoli, ma anche il modo in cui progettiamo e organizziamo gli spazi urbani.

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