I giochi sono chiusi, ma i verdetti restano sotto chiave. Domani, giovedì 22 gennaio, alle 14:30 italiane, gli attori Danielle Brooks e Lewis Pullman annunceranno in diretta streaming dal Samuel Goldwyn Theater le nomination per la 98esima edizione degli Oscar. Saranno 24 le categorie chiamate a definire la mappa del cinema mondiale, in un’edizione che promette di scardinare il tradizionale isolazionismo di Hollywood.
Il dato più rilevante della vigilia riguarda la possibile “invasione” internazionale. Grazie a un’Academy dove ormai il 24% degli aventi diritto al voto vive fuori dagli Stati Uniti, tre produzioni non in lingua inglese potrebbero entrare contemporaneamente nella decina per il Miglior Film: il norvegese Sentimental value di Joachim Trier, l’iraniano Un semplice incidente di Jafar Panahi e il brasiliano L’agente segreto. Sarebbe un record assoluto, un segnale culturale forte mentre, fuori dalle sale, il dibattito politico americano si concentra su dazi e nuove chiusure doganali.
I titoli americani da battere
Hollywood risponde alla spinta globale schierando i suoi autori più amati. I titoli favoriti per fare incetta di candidature sono Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson e Sinners di Ryan Coogler. Entrambi hanno il potenziale per avvicinarsi al record storico di 14 nomination, detenuto da colossi come Titanic e La La Land.
Accanto a loro, godono di ottimi pronostici Hamnet di Chloé Zhao, Marty Supreme di Josh Safdie e il Frankenstein di Guillermo del Toro. La nota dolente riguarda invece i grandi franchise: sia Wicked – Parte 2 che Avatar: Fuoco e Cenere arrivano a domani con quotazioni in ribasso, puniti da un’accoglienza critica decisamente meno calorosa rispetto ai capitoli precedenti.
La corsa degli attori e dei registi
Nelle categorie recitative maschili, il duello sembra essere una questione tra Leonardo DiCaprio (Una battaglia dopo l’altra) e Timothée Chalamet (Marty Supreme). Chalamet cerca il riscatto dopo aver mancato l’anno scorso il primato di vincitore più giovane a favore di Adrien Brody. Insieme a loro, sono calde le candidature di Jacob Elordi, Paul Mescal e dello svedese Stellan Skarsgård, già premiato ai Golden Globe. Tra le donne, Emma Stone (Bugonia) e Jessie Buckley (Hamnet) guidano i pronostici.
Nella regia, la cinquina finale si preannuncia una sfida tra giganti. Oltre ad Anderson e Coogler, i papabili sono Del Toro e i già citati registi stranieri Trier e Panahi. Sarà un verdetto difficile: la qualità di quest’anno obbligherà l’Academy a escludere nomi eccellenti che hanno segnato la stagione.
L’Italia e la novità Casting
Per il cinema italiano, orfano di Familia nella corsa al miglior film internazionale, le speranze sono riposte nel talento artigiano di Matteo Burani. Il suo corto animato Playing God, prodotto a Bologna e già vincitore di 92 premi internazionali, è tra i favoriti per entrare nella cinquina definitiva dei cortometraggi.
Domani segnerà anche il debutto ufficiale dell’Oscar al Miglior Casting. Un riconoscimento storico che premia chi costruisce l’alchimia del set, una novità tecnica che allungherà la lista delle statuette in palio. Dopo l’annuncio di domani, inizierà la maratona finale che culminerà nella notte del 15 marzo al Dolby Theatre.
