8 Ottobre 2026
/ 8.10.2026

Pane, 20 centesimi in più al chilo per salvare chi coltiva il grano

NaturaSì lancia una campagna per il giusto prezzo: i clienti riconosceranno un piccolo sovrapprezzo sul pane, destinato agli agricoltori. Il presidente Brescacin: “Un passo necessario per smuovere le coscienze verso una comunità del cibo”

Lo scorso agosto, in piena raccolta, alla Borsa di Bologna il grano tenero biologico era quotato 33 centesimi al chilo, quello convenzionale appena 22. Prezzi che non coprono i costi di produzione e che stanno riportando i trattori in strada in diverse regioni italiane. Da questo allarme nasce “20 centesimi oggi per avere pane anche domani”, la campagna presentata oggi a Milano, a Palazzo dei Giureconsulti, da NaturaSì: ai clienti viene chiesto di pagare 20 centesimi in più per ogni chilo di pane, a favore di chi coltiva il grano.

Una filiera in ritirata

Secondo l’Istat, tra il 2006 e il 2025 la produzione di frumento tenero è calata del 21,4% e quella di frumento duro del 9,3%. Nel 2025 l’Italia ha importato 97 milioni di quintali di frumento, a fronte di una produzione nazionale di circa 59,5 milioni. Tra il 2003 e il 2023 le aziende agricole sono diminuite del 42% e la superficie agricola utilizzata si è ridotta del 6,3%. Se gli agricoltori abbandonano la terra, avverte NaturaSì, a essere in gioco è la sicurezza alimentare del Paese.

Come funziona il contributo

L’insegna già riconosce ai propri agricoltori un prezzo superiore alla quotazione di Borsa: dai 7 ai 12 centesimi in più al chilo per il grano tenero e duro, dai 4 ai 7 per il farro. Ora entra in gioco anche il consumatore. L’aumento riguarda solo il pane, che assorbe circa metà della produzione di grano, mentre pasta, farine, pizze e biscotti mantengono lo stesso prezzo. Sommando i due contributi, gli agricoltori riceveranno 20 centesimi al chilo in più rispetto alla quotazione della Borsa di Bologna del 27 agosto 2026: un aumento del 60% del prezzo pagato. Per chi mangia un etto di pane al giorno significa circa 2 centesimi in più al giorno, 60 centesimi al mese.

Le somme raccolte saranno rendicontate ogni tre mesi. Se non bastassero a raggiungere l’obiettivo, NaturaSì coprirà la differenza; un’eventuale eccedenza andrà invece alle aziende biodinamiche della filiera. I fondi saranno erogati entro il 15 novembre 2027.

Brescacin: “Una comunità del cibo”

“Con questa iniziativa vogliamo creare consapevolezza e sostenere chi ci garantisce il cibo quotidianamente, partendo da un bene fondamentale come il grano e il pane”, ha spiegato il presidente di NaturaSì, Fabio Brescacin. “Siamo convinti che consumatori e distributori consapevoli, insieme, debbano sostenere il lavoro agricolo e remunerarlo in modo adeguato al di là delle logiche speculative dei mercati globali.È un piccolo passo, sicuramente non ancora sufficiente ad affrontare un tema così complesso come quello del ‘giusto prezzo’, ma necessario a smuovere le coscienze verso la costruzione di una comunità del cibo, indispensabile per garantire un’alimentazione sana, un’agricoltura che si rigenera e una Terra viva a disposizione delle future generazioni”.

Un segnale positivo arriva dal biologico, dove secondo Fabio Del Bravo di Ismea la quota di aziende guidate da under 41 è più che doppia rispetto alla media del settore.

La giornata di presentazione del progetto si è chiusa con un laboratorio di panificazione collettiva guidato dal maestro panificatore Davide Longoni. “Panificare insieme rende visibili queste relazioni”, ha concluso Brescacin. “È un modo semplice e diretto per chiederci quali forme di convivenza più eque possiamo costruire, a partire da un chilo di pane. È il nostro piccolo passo concreto verso una ‘comunità del cibo’ che unisca consumatori, distributori e agricoltori per un cibo sano e giusto”.

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