10 Marzo 2026
/ 9.03.2026

Portogallo, le tempeste fanno emergere fossili di balena che hanno 10 milioni di anni

Questi resti di balena sono tra i più completi mai rinvenuti in Europa relativamente a questo periodo. La scoperta permetterà di ricostruire con maggiore precisione l’ecosistema marino che caratterizzava questa zona dell’Atlantico durante il Miocene, un momento cruciale nell’evoluzione dei cetacei

Le tempeste invernali che hanno colpito la costa portoghese nelle scorse settimane hanno fatto riemergere un pezzo di oceano preistorico. Sulla spiaggia di Galé-Fontainhas, nel comune di Grândola, il movimento della sabbia causato dal maltempo ha portato alla luce due scheletri fossili di balena risalenti a circa 10 milioni di anni fa, un ritrovamento che gli esperti considerano tra i più importanti degli ultimi anni per la paleontologia marina europea.

La scoperta è avvenuta quasi per caso. Alcune forti tempeste hanno spazzato via parte della sabbia che copriva una lunga lastra di roccia sedimentaria lasciando esposti resti fossili che hanno attirato l’attenzione degli studiosi. Da lì è partita una campagna di scavo condotta da un team di paleontologi del Museo di Lourinhã, dell’Istituto Dom Luiz dell’Università di Lisbona e del Museo nazionale di Storia naturale e delle Scienze, insieme ai tecnici del Comune.

Un cantiere paleontologico tra maree e scogliere

L’operazione di recupero non è stata semplice. Il sito si trova in una zona costiera difficile da raggiungere e l’accesso è limitato dalle maree. Per questo gli archeologi hanno dovuto lavorare rapidamente tra una bassa marea e l’altra, mettendo in sicurezza i fossili prima che l’erosione o il mare potessero danneggiarli.

Le tempeste hanno esposto una lastra di roccia lunga oltre 100 metri, appartenente alla cosiddetta Formazione di Alcácer do Sal, un deposito sedimentario del Miocene formatosi in un antico ambiente marino poco profondo circa dieci milioni di anni fa.

In quella stessa roccia gli studiosi hanno individuato una vera e propria “miniera” di fossili: resti di delfini, tartarughe, squali, pesci ossei e forse anche uccelli marini, oltre a numerosi invertebrati come bivalvi e cirripedi. Questo insieme di specie offre una fotografia abbastanza precisa dell’ecosistema che popolava quella parte dell’Atlantico nel Miocene.

Due scheletri tra i più completi d’Europa

Il ritrovamento più importante riguarda le due balene fossilizzate. Gli scheletri sono parziali ma eccezionalmente ben conservati. Uno comprende un cranio con due mandibole quasi complete, vertebre e alcune costole; l’altro presenta un cranio quasi intero, parti delle mandibole, numerose vertebre e ossa delle costole, oltre a elementi che potrebbero appartenere agli arti anteriori e al cinto scapolare.

Secondo i ricercatori, questi resti di balena sono tra i più completi mai rinvenuti in Europa relativamente al Miocene, un periodo cruciale nell’evoluzione dei cetacei. Le ossa sembrano appartenere al gruppo dei Mysticeti, le balene con i fanoni che oggi comprendono specie come la balena grigia e la balenottera azzurra.

Le prime analisi suggeriscono che gli esemplari possano appartenere alla famiglia dei Cetotheriidae, un gruppo di balene di dimensioni medio-piccole molto diffuso lungo le coste dell’Europa meridionale milioni di anni fa.

Una finestra sull’oceano del Miocene

Il valore scientifico della scoperta non riguarda solo gli scheletri. L’insieme dei fossili ritrovati nella stessa formazione rocciosa permetterà agli studiosi di ricostruire con maggiore precisione l’ecosistema marino che caratterizzava questa zona dell’Atlantico durante il Miocene, quando le coste del Portogallo erano frequentate da una ricca fauna marina.

Analizzando le ossa, gli invertebrati e i sedimenti, i ricercatori potranno capire meglio non solo come vivevano queste balene primitive, ma anche come si muovevano nelle catene alimentari e quali condizioni ambientali caratterizzavano quel mare.

Dallo scavo al laboratorio

Dopo il recupero, i fossili saranno trasferiti nei laboratori del Museo di Lourinhã, uno dei principali centri europei dedicati alla paleontologia dei vertebrati. Qui inizierà un lavoro lungo e delicato: pulizia dei resti, consolidamento delle ossa, studio anatomico e ricostruzione digitale degli scheletri.

Le istituzioni coinvolte stanno preparando un protocollo di collaborazione per coordinare le attività di ricerca e valorizzare la scoperta anche dal punto di vista culturale. L’obiettivo è far diventare questi fossili non solo un oggetto di studio scientifico, ma anche un patrimonio condiviso con il pubblico.

Del resto, non capita spesso che una tempesta riveli un frammento di oceano vecchio di dieci milioni di anni. In questo caso, il maltempo ha fatto emergere una nuova pagina della storia evolutiva delle balene.

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