17 Aprile 2024
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Salute, Scienza e tecnologia, Sostenibilità

Prevenire la trappola del malumore. È cancerogeno

La scoperta: i forti sbalzi nell’umore alimentano la produzione del cortisolo (noto anche come ormone dello stress), che agisce sui neutrofili provocando la formazione dei NET (trappole extracellulari dei neutrofili), permettendo alle cellule tumorali di proliferare. Interviene la scienza.

Anche il troppo stress può contribuire all’aumento dei fattori che incidono nello sviluppo dei tumori. A scoprirlo è stato un gruppo di ricercatori del Cold Spring Harbor Laboratory (CSHL), autorevolissimo istituto dello Stato di New York che si occupa di oncologia, ma anche neurobiologia, genetica, genomica e bioinformatica. E la causa, in base ai loro studi, è da ricercare in un meccanismo strettamente legato all’umore (nello specifico il malumore), che si attiva e permette alle cellule tumorali di proliferare. Il tutto nasce dai neutrofili, globuli bianchi che in presenza di stress acuto formano strutture appiccicose a forma di rete che intaccano i tessuti e li rendono più esposti alle metastasi. I neutrofili non agiscono da soli: a renderli pericolosi per la salute è un fattore ormonale.
Qui occorre parlare dei glucocorticoidi, ormoni steroidei detti anche cortisonici, che si producono in maniera del tutto naturale nella corteccia del surrene. Possono però essere decisamente nocivi: tra loro spicca il cortisolo, noto appunto anche come «ormone dello stress». È proprio la sua produzione ad aumentare a dismisura in condizioni di tensione fisica, emotiva, nervosismo, generale affaticamento dell’organismo.
Ebbene: lo studio ha dimostrato che questi ormoni sono in grado di agire sui neutrofili e che, quando ciò avviene, nell’organismo si formano le NET (“trappole extracellulari dei neutrofili”). Sono proprio queste strutture, simili a ragnatele, a creare un ambiente favorevole alla proliferazione di un tumore, ovvero allo sviluppo di una metastasi che, come noto, rappresenta la fase in cui il cancro si diffonde in una nuova formazione, distinta da quella originaria. Rendendo le cure, nella migliore delle ipotesi, molto più complicate.

Lo studio americano ha scoperto il funzionamento di NET, ormoni glucocorticoidi e neutrofili imitando lo stress cronico dell’uomo in topi malati di cancro. Contestualmente, grazie alle stesse cavie si è provato anche a capire se e come si possa porre rimedio. Per farlo si è proceduto con tre diversi tipi di test: nel primo si è agito sugli animali tramite anticorpi in grado di rimuovere i neutrofili, nel secondo si è utilizzato un farmaco che distrugge le NET. Il terzo test, invece, si è concentrato sui topi dotati di neutrofili che non rispondono ai glucocorticoidi.I risultati sono stati decisamente incoraggianti: ognuno dei test, infatti, ha avuto successo. Questo significa che la scienza si può ora concentrare su un obiettivo: prevenire la formazione delle NET. Il loro mancato sviluppo nell’organismo dei malati di tumore potrebbe rappresentare una svolta nelle cure oncologiche. I potenziali benefici sono ancora tutti da esplorare, ma svariano dalla mancata diffusione delle metastasi fino addirittura alla loro completa prevenzione. Un risultato che potrebbe in futuro rallentare la diffusione del cancro e, forse, arrivare a interromperla. Un vero e proprio sogno, la cui realizzazione è però ora più vicina che in passato.

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