6 Ottobre 2026
/ 6.10.2026

Questo clima deve cambiare

Nel nuovo libro di Daniele Pernigotti, edito da Ronzani, la crisi climatica è raccontata come un problema di distanza: tra scienza e cittadini, tra consapevolezza e azione, tra scelte individuali e decisioni politiche

La doppia lettura è già nel titolo. Questo clima deve cambiare, il nuovo libro di Daniele Pernigotti uscito a giugno per Ronzani Editore nella collana CambiaMenti, parla del clima del pianeta, che si sta scaldando per effetto delle attività umane. Ma parla anche di un altro clima: quello del dibattito pubblico, fatto di distrazione, rinvii e diffidenza, che finora ha impedito di affrontare la crisi climatica con l’efficacia necessaria.

Il problema – argomenta Pernigotti – non è più la mancanza di conoscenze: in oltre trent’anni la scienza del clima ha accumulato prove che non lasciano dubbi sulle cause del riscaldamento. Il problema è la distanza. Il cambiamento climatico intreccia fisica, politica, economia e società, e proprio per questo viene percepito come un fenomeno lontano, astratto, difficile da afferrare. È in quella distanza che si annidano l’indifferenza e la tentazione di delegare. Pernigotti prova a colmarla, con un obiettivo dichiarato: togliere l’ultimo alibi, perché di fronte alla crisi climatica nessuno può più dire “non lo sapevo”.

Il banco di prova sono le soluzioni

Le 276 pagine sono costruite in due tempi. La prima parte fornisce gli strumenti per capire: le basi scientifiche, le responsabilità umane, le resistenze culturali e politiche che hanno frenato la risposta, fino alla voce delle nuove generazioni, quelle che della crisi pagheranno il conto più alto. La seconda entra nel terreno delle soluzioni, che l’autore considera il vero banco di prova, e lo percorre per cerchi concentrici: dalla sfera personale a quella collettiva, dalle scelte di consumo alle strategie delle imprese, fino alle decisioni politiche.

È qui che si trova il contributo più interessante. Nel dibattito sul clima si fronteggiano da anni due posizioni speculari. Da una parte chi ritiene inutile cambiare le proprie abitudini finché governi e grandi aziende restano fermi. Dall’altra chi scarica tutto sulle spalle del singolo, assolvendo di fatto il sistema. Pernigotti rifiuta questa contrapposizione. Comportamenti individuali, scelte d’impresa e politiche pubbliche non sono per lui alternative, ma parti dello stesso meccanismo, che funziona solo se si muovono nella stessa direzione. Cittadini più consapevoli orientano il mercato, imprese più responsabili rendono praticabili decisioni politiche più coraggiose, e regole chiare rendono conveniente ciò che oggi è soltanto virtuoso.

L’obiettivo è attrezzarsi

È una visione che nasce dall’esperienza diretta. Biologo, Pernigotti guida Aequilibria, società che accompagna le imprese nella transizione climatica, dirige il programma Carbon Footprint Italy, rappresenta l’Italia ai tavoli ISO e presiede il comitato tecnico europeo del CEN sul cambiamento climatico. Dai primi anni Duemila segue inoltre da giornalista i negoziati delle Nazioni Unite sul clima. Conosce quindi sia il lavoro minuto di chi misura le emissioni di un prodotto, sia le lentezze della diplomazia climatica. Ed è autore e interprete dello spettacolo teatrale Clima con delitto, perché divulgare significa anche cercare linguaggi capaci di raggiungere chi non leggerà mai un rapporto scientifico.

La prefazione porta la firma di Filippo Giorgi, tra i climatologi italiani più noti a livello internazionale: una garanzia di rigore per un testo che punta sull’accessibilità senza rinunciare alla precisione.

Il risultato è più un manuale che un pamphlet. Non chiede al lettore di indignarsi, ma di attrezzarsi. Pernigotti l’ha presenteto ieri alle 18.30 alla Libreria ELI di Roma, in dialogo con Roberto Giovannini, già vicedirettore di HuffPost Italia.

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