23 Febbraio 2024
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Esteri

Trump e il depotenziamento della NATO

11.12.2023

Conferenza stampa di Donald Trump, durante il SUMMIT 2018 della NATO.

Nel 2022 uno dei commenti più diffusi nell’ambiente politico-militare era “La NATO premia Putin come venditore dell’anno”. Nel 2025, la battuta potrebbe diventare “L’UE premia Trump come promotore della difesa europea”.

Quello che Putin ha ottenuto invadendo l’Ucraina, Trump potrebbe ottenerlo depotenziando la NATO, se non addirittura ritirando gli Stati Uniti dall’alleanza 75 anni dopo la sua fondazione. Timori esagerati? Sul sito della campagna 2024 di Trump, si legge «Dobbiamo finire il processo iniziato sotto la mia amministrazione di riesaminare in modo fondamentale lo scopo della NATO e la missione della NATO».

Una frase sibillina, che desta non poche preoccupazioni tra gli alleati europei, che ben ricordano lo scetticismo verso l’alleanza sotto Trump nel 2017-2021. Non si trattava solo di chiedere agli europei di portare le spese per la sicurezza al fatidico 2% del bilancio pubblico, ma proprio della mancanza di comprensione del ruolo della NATO per la difesa degli USA, esemplificata dalla messa in dubbio dell’art. 5, l’impegno alla difesa reciproca che sta alla sua base.

In termini concreti, il ritiro non sarebbe in realtà facile. La costituzione USA assegna il controllo sulla politica estera al Senato, che deve approvare con la maggioranza di due terzi. Un livello impensabile nell’attuale contesto politico americano, che vede da tempo il Senato spaccato in parti quasi uguali. Il ritiro formale appare quindi improbabile, non solo per l’opposizione scontata dei democratici ma anche per l’improbabilità dell’adesione massiccia da parte dei repubblicani, notoriamente “falchi” sensibili alla difesa nazionale.

Il ritiro non è però l’unica alternativa possibile per ripensare il ruolo USA nella NATO. Molto più facile sarebbe, per esempio, tagliare i fondi per la partecipazione alle esercitazioni comuni, per la costruzione di infrastrutture comuni, per l’attività di studio e formazione. Senza queste cose, l’alleanza forse non sparirebbe subito ma di certo appassirebbe in fretta, lasciando l’Europa scoperta di fronte all’aggressività russa.
Non è un caso che durante il quadriennio Trump il dibattito sulla difesa comune europea abbia conosciuto un’impennata: la sensazione di non poter più dare per scontato l’appoggio (o addirittura l’intervento) statunitense ha spinto a riflettere su come non averne più bisogno. Non è un caso che i paesi europei si siano incamminati verso lo sviluppo di propri caccia di sesta generazione e che la Germania parli apertamente di dotarsi di proprie armi atomiche.

Il rischio, insomma, è che lo slogan di Trump «Make America Great Again» si trasformi in «Make America an Island Again»: un’isola senza più alleati quando il suo predominio globale verrà sfidato. Anche sul piano militare.

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