Il Canale di Sicilia resta con il fiato sospeso mentre una grande metaniera danneggiata continua a muoversi lentamente nel Mediterraneo centrale. Si tratta della Arctic Metagaz, una nave lunga 277 metri, colpita il 3 marzo da un attacco con droni mentre navigava tra la Libia e Malta. Da allora l’imbarcazione, priva di equipaggio e con gravi danni allo scafo, viene monitorata dalle autorità marittime mentre resta in un’area compresa tra le acque maltesi e quelle internazionali a sud della Sicilia.
A bordo, secondo le stime circolate nelle ultime ore, si trovano circa 900 tonnellate di gasolio utilizzate come carburante della nave e decine di migliaia di metri cubi di gas naturale liquefatto (GNL) contenuti nei serbatoi criogenici della metaniera. L’equipaggio, una trentina di persone, è stato evacuato subito dopo l’attacco e trasferito in sicurezza. Da quel momento la nave è rimasta sotto osservazione da parte delle autorità italiane e maltesi, che stanno valutando le opzioni tecniche per stabilizzarla.
Un tratto di mare ecologicamente delicato
L’area interessata non è un tratto qualunque del Mediterraneo. Il Canale di Sicilia è uno dei punti più dinamici dal punto di vista oceanografico dell’intero bacino: correnti profonde, fondali articolati e temperature variabili favoriscono la presenza di una biodiversità molto ricca. In queste acque transitano numerose specie migratorie e sono presenti habitat marini sensibili che rendono la zona particolarmente delicata dal punto di vista ambientale.
Per questo motivo le organizzazioni ambientaliste seguono con attenzione l’evoluzione della vicenda. Il WWF ha richiamato l’attenzione sui possibili rischi legati a un eventuale incidente, soprattutto se la nave dovesse subire ulteriori danni. Il pericolo principale riguarda il gasolio presente nei serbatoi di servizio della nave, che potrebbe causare inquinamento marino in caso di fuoriuscita.
Il gas naturale liquefatto, invece, ha caratteristiche diverse rispetto agli idrocarburi liquidi: a contatto con l’acqua evapora rapidamente e non produce contaminazioni persistenti come il petrolio. Tuttavia rimangono possibili rischi legati alla sicurezza, come la formazione di nubi fredde di gas o la possibilità di incendi in caso di perdite significative.
Monitoraggio internazionale
La situazione è seguita da vicino anche dal governo italiano. Palazzo Chigi ha convocato un vertice di emergenza con la partecipazione della premier Giorgia Meloni e dei ministri competenti – Esteri, Difesa, Ambiente e Protezione civile – per coordinare il monitoraggio della nave insieme alle autorità maltesi.
Unità della Marina militare e mezzi specializzati antinquinamento restano nell’area per controllare la situazione e intervenire se necessario. Le operazioni sono complesse: una metaniera di queste dimensioni, danneggiata e priva di equipaggio, non può essere rimorchiata con facilità e richiede valutazioni tecniche molto precise prima di qualsiasi intervento.
Le condizioni meteo e le correnti marine potrebbero influenzare gli spostamenti della nave nelle prossime ore, motivo per cui il monitoraggio satellitare e navale è continuo.
Il nodo delle petroliere della “flotta ombra“
Il caso Arctic Metagaz riporta al centro dell’attenzione anche il tema della cosiddetta “shadow fleet“, la rete di navi utilizzate per trasportare petrolio e gas aggirando in parte le sanzioni occidentali imposte alla Russia dopo l’invasione dell’Ucraina. Si tratta spesso di imbarcazioni con proprietà societarie opache, registrazioni in diversi Paesi e coperture assicurative non sempre chiare.
Queste navi attraversano regolarmente rotte strategiche come quelle del Mediterraneo, sollevando interrogativi sulla sicurezza dei traffici energetici e sui rischi ambientali connessi al trasporto di grandi quantità di idrocarburi.
Energia, geopolitica e sicurezza dei mari
L’attacco che ha colpito la metaniera non è stato rivendicato ufficialmente, ma Mosca lo attribuisce a droni ucraini. Qualunque sia la dinamica dell’episodio, l’incidente dimostra quanto le tensioni geopolitiche possano avere conseguenze anche lontano dai teatri di guerra.
Il Mediterraneo, snodo fondamentale delle rotte energetiche tra Medio Oriente, Africa ed Europa, si trova sempre più spesso al centro di queste dinamiche. E ogni incidente che coinvolge grandi navi cisterna ricorda quanto il trasporto di combustibili fossili resti una filiera complessa e potenzialmente rischiosa.
Intanto la Arctic Metagaz continua a essere sorvegliata mentre le autorità valutano come mettere in sicurezza la nave. Le prossime ore saranno decisive per capire se sarà possibile stabilizzarla o rimorchiarla verso un porto sicuro, evitando che un incidente industriale si trasformi in un problema ambientale per il Mediterraneo.
