Più di 217 mila visitatori paganti in un mese e circa 450 mila euro di incassi. La Fontana di Trevi, da quando è entrato in vigore il biglietto di accesso per i turisti, cambia passo e soprattutto cambia conti. Il primo bilancio del Campidoglio fotografa una misura che ha fatto discutere, ma che nei numeri sembra reggere: quasi 230 mila ingressi complessivi registrati, di cui oltre 217 mila a tariffa piena, a cui si aggiungono migliaia di accessi gratuiti per residenti e aventi diritto.
Il ticket – due euro per i non residenti – era stato presentato come uno strumento per governare i flussi e restituire decoro a uno dei monumenti più noti e affollati al mondo. I dati del primo mese indicano che l’obiettivo non era solo simbolico: le risorse raccolte superano i 450 mila euro e verranno destinate alla manutenzione e alla tutela del patrimonio culturale cittadino.
Meno caos, più controllo
Il cuore della questione non è solo economico. Per anni l’area attorno alla Fontana di Trevi è stata sinonimo di sovraffollamento permanente, con picchi ingestibili, spintoni, vigilanza sotto pressione e difficoltà anche per i residenti. L’introduzione del ticket ha imposto un sistema di accesso contingentato e monitorato, con prenotazione e varchi controllati.
Secondo l’amministrazione capitolina, il nuovo modello ha migliorato la qualità della visita: meno ressa, tempi più ordinati, maggiore sicurezza. L’idea è semplice: pagare poco per visitare meglio. E soprattutto per evitare che l’esperienza si trasformi in una corsa al selfie in mezzo al caos.
Residenti esclusi dal pagamento
Per i romani e per i residenti della Città metropolitana l’accesso resta gratuito, così come per i minori e per alcune categorie previste dal regolamento. Una scelta politica chiara: evitare che il simbolo della città diventi “a pagamento” per chi la vive ogni giorno. L’obiettivo dichiarato è far sì che il contributo richiesto ai turisti diventi uno strumento di riequilibrio e non una barriera.
Le entrate generate dal ticket saranno reinvestite nella cura dei monumenti civici e nella gestione dei flussi. In prospettiva, il modello Trevi potrebbe diventare un laboratorio per altri siti ad altissima pressione turistica.
Un precedente per il turismo di massa
Il tema resta delicato. Introdurre un biglietto per uno spazio pubblico monumentale significa intervenire sul confine tra accesso libero e gestione sostenibile. Ma il turismo a Roma ha raggiunto volumi tali da imporre scelte non più rinviabili. La Fontana di Trevi è uno dei luoghi più visitati al mondo, con milioni di presenze ogni anno concentrate in pochi metri quadrati.
Il primo mese di sperimentazione suggerisce che una regolazione è possibile senza allontanare i visitatori. I numeri, anzi, mostrano che l’interesse resta altissimo. La differenza è che ora ogni ingresso contribuisce, almeno in parte, alla conservazione del monumento stesso.
Il banco di prova sarà la durata: capire se il sistema reggerà nei mesi di alta stagione e se il miglioramento percepito verrà confermato anche quando i flussi torneranno ai livelli estivi. Per ora il dato è chiaro: la Fontana di Trevi continua ad attrarre folle da tutto il mondo, ma lo fa con un nuovo equilibrio tra tutela e fruizione.
