2 Maggio 2026
/ 2.05.2026

Turchia, la scommessa sulle batterie che fa fare brutta figura all’Europa

La Turchia corre davanti all’Unione Europea nell’accumulo di energia. Dal 2022 ha autorizzato oltre 33 GW di batterie per stabilizzare la rete, più del totale pianificato e operativo in paesi pionieri come Germania e Italia (12-13 GW), rileva il think tank ambientale Ember. È l’effetto di una scelta regolatoria precisa: dare priorità di connessione alle rinnovabili solo se abbinate a uno storage di pari potenza. Il segnale ha funzionato. Su 221 GW presentati dagli sviluppatori, 33 GW hanno già il via libera, pari all’83% dell’attuale capacità eolica e solare turca.

Si tratta perlopiù di sistemi con durata di un’ora, circa 37 GWh complessivi: non sostituiscono centrali, ma usano l’elettricità generata da energia solare e vento alle ore serali, attenuando i picchi di prezzo, e tagliando l’uso di gas e carbone quando il meteo non aiuta. È una corsa che arriva mentre i prezzi dei componenti sono crollati nell’ultimo decennio, e le crisi dei combustibili fossili, dall’Iran in poi, hanno reso conveniente l’autosufficienza elettrica.

Ankara punta a 120 GW di eolico e solare entro il 2035 partendo da 40 GW, ma nel 2025 si è fermata a +6,5 GW, sotto gli 8 GW annui necessari. E il carbone resta centrale e sussidiato, al 34% della generazione. In più, la Turchia dispone di grandi dighe che forniscono flessibilità “pulita”, riducendo l’urgenza di batterie più lunghe rispetto a molti paesi UE.

Il contesto politico aggiunge pressione: a novembre Antalya ospiterà la Cop31 e una bozza dell’”action agenda” circolata in anticipo non menzionava il phase-out dei fossili discusso in Brasile. Per Ember, l’impulso agli investimenti è “massiccio” ma restano colli di bottiglia autorizzativi e ricavi troppo legati al mercato spot. Se la pipeline si materializzerà, la Turchia può diventare l’ossatura di un hub energetico regionale pulito. Per l’Europa, un promemoria: nella transizione vince chi allinea regole, reti e capitali alla velocità dell’innovazione.

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