L’87% dei cittadini europei ritiene che le tecnologie nel campo delle energie rinnovabili avranno un effetto positivo sulla loro vita nei prossimi vent’anni. Per il nucleare la percentuale scende al 56%. I dati vengono dall’Eurobarometro su conoscenze e attitudini degli europei verso scienza e tecnologia (Special Eurobarometer 557, pubblicato nel febbraio 2025). Nella percezione della maggioranza degli europei, “rinnovabile” e “nucleare” sono due categorie distinte. Nella tassonomia UE per la finanza sostenibile, entrata in vigore il 1° gennaio 2023, entrambe possono qualificarsi come investimenti “sostenibili”.
La parola “rinnovabile” ha un significato tecnico consolidato: una fonte di energia che si rigenera naturalmente su scala umana. Il sole, il vento, l’acqua, il calore della terra rientrano in questa definizione. Il carbone e il gas fossile no, perché la loro formazione richiede milioni di anni. Il nucleare nemmeno, perché l’uranio è una risorsa finita estratta dal sottosuolo. Fin qui la fisica è chiara. Ma nel linguaggio comune “rinnovabile” e “sostenibile” vengono spesso usati come sinonimi: un fondo che investe in “energia sostenibile” evoca pale eoliche e pannelli solari, non centrali a gas. La tassonomia europea per la finanza sostenibile li distingue, ma li fa confluire nello stesso strumento normativo.
Una decisione contestata
Nel febbraio 2022 la Commissione Europea ha adottato un atto delegato complementare alla tassonomia per la finanza sostenibile dell’UE. L’atto ha incluso il gas fossile e il nucleare tra le attività economiche che possono essere classificate come “contributo sostanziale” alla mitigazione del cambiamento climatico, a condizione che rispettino determinati criteri tecnici. Per il gas, tra le condizioni c’è il rispetto di soglie di emissione specifiche e la sostituzione di impianti a carbone più inquinanti. Per il nucleare, la presenza di piani per lo stoccaggio definitivo delle scorie e il rispetto degli standard di sicurezza Euratom. La classificazione non è “rinnovabile”: il regolamento li definisce “attività di transizione” ai sensi dell’Articolo 10(2) del Regolamento Tassonomia. Nella pratica, significa che un fondo di investimento che si dichiara “verde” o “sostenibile” può includere centrali a gas e centrali nucleari nel proprio portafoglio.
La decisione non è passata senza opposizione. La Platform on Sustainable Finance, l’organo consultivo tecnico nominato dalla Commissione stessa per fornire pareri indipendenti sulla tassonomia, si era pronunciata contro l’inclusione, raccomandando che gas e nucleare fossero classificati a un livello intermedio di performance ambientale, non al livello più alto. Il Parlamento Europeo ha votato nel luglio 2022: 278 deputati a favore del blocco dell’atto, 328 contro, 33 astenuti. Per impedire l’entrata in vigore serviva la maggioranza assoluta di 353 voti. L’obiezione è caduta a 75 voti dalla soglia.
L’Austria, sostenuta dal Lussemburgo, ha portato il caso davanti al Tribunale dell’Unione Europea nell’ottobre 2022, sostenendo che l’inclusione violava i criteri del Regolamento Tassonomia. Il 10 settembre 2025 il Tribunale ha respinto il ricorso, confermando che la Commissione ha agito nei limiti dei propri poteri delegati e che il regolamento non esclude esplicitamente le attività nucleari.
Le conseguenze per l’Italia
Per l’Italia questa distinzione ha conseguenze concrete. L’Italia non ha centrali nucleari dal 1987, quando un referendum popolare portò alla chiusura degli impianti dopo il disastro di Chernobyl. Un secondo referendum nel 2011 confermò la scelta. Il mix elettrico italiano nel 2024, secondo i dati Ember, era composto per il 36% da gas, il 14% da idroelettrico, il 14% da solare, e il resto da eolico, biomasse e importazioni. Le rinnovabili coprivano circa la metà della generazione elettrica, ma il gas restava la fonte singola più grande. L’Italia è anche il maggiore importatore netto di elettricità in Europa: nel 2024 ha importato dall’estero circa il 15% del proprio fabbisogno, e la Francia, dove il nucleare copre circa due terzi della produzione, è stata la principale fornitrice, con il 32% dell’elettricità esportata dalla Francia diretta verso l’Italia.
Il think tank italiano ECCO ha argomentato che l’inclusione di gas e nucleare nella tassonomia verde svantaggia l’Italia: i capitali classificati come “verdi” finiscono in centrali nucleari francesi e in infrastrutture a gas, anziché in rinnovabili, stoccaggio ed efficienza energetica, che sono le tecnologie di cui il Paese ha bisogno per raggiungere i propri obiettivi climatici. Con il meccanismo del mercato della capacità, l’Italia aveva già contrattualizzato per il 2022 e il 2023 circa 5,8 GW di nuova capacità termoelettrica flessibile a gas, quasi il doppio dei 5,4 GW indicati dal rapporto di adeguatezza di Terna nel 2019.
Immagina che l’etichetta “fresco” su un prodotto alimentare possa significare due cose: “appena raccolto” oppure “congelato e scongelato entro 48 ore”. Entrambi i prodotti sono commestibili. Entrambi rispettano una normativa. Ma il consumatore che legge “fresco” pensa quasi sempre alla prima definizione. Quando la parola “sostenibile” applicata all’energia può includere una centrale a gas che emette CO₂, a patto che ne emetta meno di una centrale a carbone, il meccanismo è lo stesso.
Linguaggio tecnico e percezione comune
Questa rubrica torna sempre sullo stesso punto: le parole del clima hanno spesso un significato tecnico o normativo che diverge dalla percezione comune. Lo abbiamo visto con “gas naturale”, che suona pulito ma è un combustibile fossile, e con “carbon neutral”, che può indicare compensazione senza riduzione reale delle emissioni. “Sostenibile” nella tassonomia UE aggiunge un altro caso: include fonti che nella percezione della maggioranza degli europei non rientrerebbero nella categoria. Nessuna di queste ambiguità è necessariamente costruita per ingannare, ma ognuna crea uno spazio in cui chi legge, chi investe o chi vota può prendere una decisione basata su un significato diverso da quello che la norma intende.
La prossima volta che leggete “investimento sostenibile” o “fondo verde”, la domanda è: sostenibile secondo quale definizione? Quella della fisica, o quella della tassonomia? La risposta cambia il contenuto del portafoglio.
