12 Marzo 2026
/ 12.03.2026

Il grande silenzio sulla carne

Lobby, campagne mediatiche e disinformazione: un nuovo rapporto della Changing Markets Foundation racconta come l’industria zootecnica provi a tenere le diete fuori dall’agenda climatica

C’è una questione climatica che raramente entra davvero nel dibattito politico: la carne. Nonostante il peso crescente dell’allevamento industriale nelle emissioni globali, il tema delle diete rimane uno dei più delicati nei negoziati sul clima.

Un nuovo rapporto della Changing Markets Foundation sostiene che non sia un caso. Secondo lo studio, l’industria globale della carne e dei latticini avrebbe costruito negli anni una rete di campagne comunicative, lobbying e pressione politica per evitare che la riduzione dei prodotti animali diventi una priorità climatica.

Il documento, “Meat vs EAT-Lancet: The dynamics of an industry-orchestrated online backlash”, analizza in particolare le reazioni contro uno degli studi più influenti degli ultimi anni: il rapporto EAT-Lancet sulla cosiddetta “planetary health diet“.

Un settore centrale nella crisi climatica

La questione è tutt’altro che marginale. A livello globale il sistema alimentare genera circa un terzo delle emissioni di gas serra. E la componente animale pesa in modo preoccupante.

Diversi studi indicano che la riduzione del consumo di carne e latticini è una delle leve più efficaci per contenere l’impatto climatico dell’agricoltura. Secondo una revisione scientifica citata nel rapporto, per allinearsi agli obiettivi dell’Accordo di Parigi le emissioni del settore zootecnico dovrebbero diminuire del 50% entro il 2030. La scienza, in sostanza, indica una direzione chiara: cambiare dieta è parte della soluzione.

Lo studio che ha acceso la miccia

Nel 2019 la commissione scientifica EAT-Lancet — composta da 37 ricercatori di 16 Paesi — ha proposto un modello alimentare pensato per conciliare salute umana e limiti ecologici del Pianeta.

La cosiddetta “planetary health diet” prevede un forte ridimensionamento del consumo di carne rossa e latticini a favore di alimenti vegetali. Il lavoro ha avuto un’enorme influenza internazionale: entro il 2024 era stato citato in oltre 600 documenti di policy pubbliche e strategie governative. Proprio questa visibilità, secondo il rapporto di Changing Markets, lo avrebbe reso un bersaglio prioritario per il settore zootecnico.

La controffensiva digitale

L’analisi del rapporto si concentra soprattutto sulle campagne online. I ricercatori hanno monitorato 37 mesi di conversazioni sui social media per capire come si è sviluppata la reazione allo studio.

Uno dei risultati più evidenti riguarda la diffusione di hashtag pro-carne come #Yes2Meat, utilizzato per contrastare le conclusioni scientifiche della commissione. Il tag ha raggiunto circa 26 milioni di utenti su Twitter, superando la portata dei contenuti che promuovevano lo studio.

Non solo: i post critici sono stati condivisi sei volte più spesso rispetto a quelli favorevoli alla ricerca.

Secondo gli autori del rapporto, queste campagne non sarebbero state spontanee. L’indagine identifica una rete di “mis-influencer”: accademici, commentatori e influencer che amplificano messaggi favorevoli al settore.

Le narrative per difendere la carne

Il rapporto individua diverse strategie comunicative utilizzate per screditare la dieta proposta da EAT-Lancet.

Alcune puntano sulla salute, sostenendo che una dieta con meno carne sarebbe nutrizionalmente insufficiente. Altre cercano di ribaltare l’argomento ambientale, affermando che l’allevamento possa addirittura contribuire alla soluzione della crisi climatica.

Non mancano poi narrazioni più ideologiche, che trasformano il dibattito alimentare in una “guerra culturale”: la carne viene associata a tradizione, identità nazionale o forza fisica, mentre le diete vegetali vengono dipinte come un’imposizione delle “élite globali”.

Conferenze, lobbying e strategia

Il report cita anche documenti e registrazioni legati a incontri internazionali del settore. Tra questi il cosiddetto Denver summit del 2024, presentato come una conferenza scientifica ma descritto dagli autori come un’iniziativa pensata per coordinare una strategia comunicativa a difesa dell’industria.

L’obiettivo dichiarato nei documenti interni sarebbe quello di preservare la “licenza sociale” dell’allevamento, evitando nuove regolazioni ambientali.

La battaglia che passa dal piatto

Il dibattito sulle diete sostenibili è destinato a intensificarsi nei prossimi anni. Una nuova versione del rapporto EAT-Lancet è prevista proprio per aggiornare le raccomandazioni scientifiche sui sistemi alimentari.

Secondo Changing Markets, la posta in gioco è alta: se il cambiamento delle abitudini alimentari entrasse davvero nelle politiche climatiche globali, l’intero settore della carne dovrebbe affrontare una trasformazione radicale.

E forse è proprio per questo che la battaglia più dura si combatte lontano dalle stalle o dai campi. Ma dentro il dibattito pubblico.

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