Quasi metà della deforestazione agricola nel mondo è legata alla produzione di carne bovina. Il dato emerge da una delle analisi più complete mai realizzate sul tema, condotta dalla Chalmers University of Technology e basata su oltre vent’anni di osservazioni satellitari e statistiche agricole. Un lavoro che restituisce una fotografia precisa: l’espansione dei pascoli e delle coltivazioni destinate ai mangimi resta la principale pressione sulle foreste.
Dal 2001 al 2022 sono andati persi più di 120 milioni di ettari di foresta (quasi quattro volte la superficie dell’Italia) per fare spazio all’agricoltura, con emissioni superiori a 41 gigatonnellate di CO₂ equivalente. La quota maggiore di questa trasformazione è attribuita proprio all’allevamento bovino.
Dove si perdono le foreste
Il fenomeno si concentra soprattutto nelle aree tropicali, dove le foreste hanno un’elevata densità di carbonio e biodiversità. Il Brasile guida la classifica globale: da solo rappresenta circa un terzo della deforestazione registrata nel periodo analizzato. L’avanzata dei pascoli continua a ridisegnare il paesaggio, con effetti evidenti su Amazzonia e Cerrado.
In queste regioni, la conversione delle foreste avviene spesso in modo irreversibile. I suoli vengono destinati a usi agricoli a bassa produttività, mentre la capacità di assorbire carbonio e sostenere ecosistemi complessi si riduce drasticamente.
Il ruolo della domanda interna
Una parte significativa della deforestazione è legata ai mercati domestici dei Paesi produttori. La crescita dei consumi interni di carne e prodotti agricoli contribuisce in modo diretto all’espansione delle superfici coltivate e dei pascoli.
Questo elemento amplia il campo delle responsabilità. Le dinamiche locali incidono quanto il commercio internazionale, rendendo necessario un approccio che coinvolga politiche agricole, pianificazione territoriale e modelli di consumo.
Le altre filiere
Olio di palma, soia, mais e riso contribuiscono alla deforestazione con percentuali inferiori, rispettivamente 9%, 5% e 4%. Le colture di base, pur meno visibili nel dibattito pubblico, hanno un impatto diffuso a livello globale perché legate all’alimentazione quotidiana. Il loro peso crescente riflette l’aumento della domanda alimentare mondiale. Allo stesso tempo, evidenzia quanto sia complesso ridurre la pressione sulle foreste senza compromettere la sicurezza alimentare.
Impatti climatici
La deforestazione agricola rappresenta circa il 5% delle emissioni globali di CO₂. Il contributo è rilevante perché deriva dalla perdita di ecosistemi che accumulano carbonio su tempi lunghi. Una volta convertite, le foreste difficilmente recuperano le loro funzioni originarie in tempi compatibili con gli obiettivi climatici. Le emissioni associate all’allevamento bovino risultano particolarmente elevate, sia per l’estensione delle superfici coinvolte sia per la natura degli ecosistemi trasformati.
Una leva decisiva
Intervenire sulla filiera della carne bovina significa agire sul segmento più rilevante della deforestazione agricola. Le strategie possibili includono una gestione più efficiente dei pascoli, il recupero delle aree degradate e una riduzione della pressione complessiva sulla domanda. Il quadro che emerge dallo studio è netto: senza un cambiamento nella traiettoria dell’allevamento bovino, la perdita di foreste continuerà a essere una componente strutturale del sistema alimentare globale.
