15 Maggio 2026
/ 15.05.2026

Ex Concerie Riganti: dalle vasche per le pelli alle sale espositive

A Valle Giulia il cantiere da 5,2 milioni finanziato con fondi Pnrr restituisce vita a un edificio dell’Ottocento rimasto abbandonato per decenni. Dentro arriveranno tesori etruschi mai visti prima

A poche centinaia di metri dalla Galleria Borghese – il cui ampliamento anima dibattiti sempre più accesi – c’è un cantiere già avviato che procede quasi in sordina. È nelle ex Concerie Riganti, un edificio ottocentesco che per decenni ha guardato dall’alto il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. Ora, grazie a un intervento da 5,2 milioni di euro finanziato con fondi Pnrr, le due strutture troveranno un’integrazione fuzionale.

I lavori sono partiti nell’ottobre scorso e, dopo una breve sosta tecnica, hanno ripreso ritmo. La conclusione è prevista per la primavera del 2027. Oltre duemila metri quadrati da recuperare, un intero piano terra che un tempo ospitava vasche per il lavaggio delle pelli animali e che presto diventerà una galleria permanente della cultura materiale etrusca, la prima del genere in Italia. Non un’appendice del museo, ma un’estensione capace di raccontare una civiltà attraverso gli oggetti di uso comune, quelli che i capolavori da vetrina tendono a oscurare.

Frammenti di vita quotidiana

A guidare i lavori è l’architetta Arianna Spinosa, che ha impostato il progetto su un principio chiaro: rispettare ogni strato storico dell’edificio senza nascondere il passato. Due file delle antiche vasche in muratura resteranno visibili al pubblico, trattate come quello che sono: reperti di archeologia industriale. Accanto a loro, gli oggetti archeologici finora custoditi nei magazzini del museo (provenienti da Cerveteri, Vulci e Veio) troveranno finalmente spazio e luce. Frammenti di vita quotidiana, non monumenti: anfore, attrezzi, fibule, ceramiche d’uso. Pezzi che esistono a migliaia nei depositi dei musei italiani e che raramente il pubblico vede.

Il progetto prevede anche una corte coperta destinata alle mostre temporanee. La prima, già pianificata, renderà omaggio a un capitolo poco noto della storia culturale romana: il laboratorio di design che tra il 1944 e il 1947 occupò proprio questi spazi, fondato dal pittore e architetto Enrico Galassi in anni in cui la città cercava faticosamente di ricostruirsi. Un filo che unisce il dopoguerra all’età del ferro, passando per le pelli conciate e i bronzi etruschi.

Il sistema idrico romano

Parte non secondaria del recupero riguarda l’acqua, elemento che ha sempre definito questo angolo di città. Durante gli scavi sono stati individuati due cunicoli con acqua corrente, residui dell’antico sistema idrico romano. Verrà restaurata la grande fontana del Valadier, insieme alle due fontane minori dedicate alle divinità fluviali, e saranno ristabiliti i legami con l’Acquedotto Vergine, l’unico acquedotto di epoca romana ancora in funzione. L’acqua, insomma, non sarà solo un elemento scenografico ma una chiave di lettura dell’intero complesso.

Il piano superiore ospiterà invece una sala conferenze da 150 posti e un ristorante con terrazza panoramica di 700 metri quadrati affacciata sul parco. Quest’ultima avrà un accesso autonomo rispetto al museo, pensato per renderla fruibile anche la sera, indipendentemente dagli orari di apertura delle collezioni. Per mitigare il caldo estivo, la direttrice dell’Etru, Luana Toniolo, ha anticipato che si sta valutando una copertura verde, proposta da un’archistar che ha offerto la propria collaborazione. I dettagli, per ora, rimangono riservati.

Il problema dell’accessibilità

Restano aperte alcune questioni pratiche. L’area di Valle Giulia è notoriamente carente di parcheggi, e l’accessibilità per chi non si sposta in bicicletta o con i mezzi pubblici rappresenta un nodo irrisolto. Nel frattempo, i giardini di Villa Poniatowski, adiacenti al complesso, hanno terminato la propria sistemazione e saranno presto aperti come parco pubblico senza barriere architettoniche. Un risultato concreto, disponibile già prima del completamento del cantiere principale.

Ciò che si profila a Valle Giulia non è soltanto un ampliamento museale. È un tentativo di ridare senso urbano a uno spazio rimasto per troppo tempo in una sorta di limbo. Le Concerie Riganti, con le loro vasche di pietra e i loro muri di mattone, torneranno a essere attraversate. Questa volta da visitatori, non da lavoratori. E da oggetti etruschi che aspettavano, nei magazzini, di trovare finalmente il loro posto.

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