31 Agosto 2026
/ 31.08.2026

Nell’estate del nuovo clima gli incendi non danno tregua

Legambiente denuncia la scarsa applicazione delle norme sul catasto delle aree percorse dal fuoco, carenze investigative e un sistema troppo concentrato sullo spegnimento anziché sulla prevenzione

L’ultimo weekend di agosto ha restituito la fotografia di una stagione di fuochi che non accenna a spegnersi. Sabato la Sicilia ha contato in poche ore quattordici roghi quasi simultanei, alimentati dallo scirocco e da temperature fino a 40 gradi. Nelle campagne di Ciminna, nel Palermitano, alcune famiglie hanno abbandonato le villette minacciate dalle fiamme; in località Makauda, nel Comune di Sciacca, gli ospiti di un residence turistico sono stati fatti allontanare e radunati in spiaggia. Il fuoco ha lambito anche il Trapanese, il Messinese e il Nisseno, prima di allargarsi a Sardegna, Abruzzo, Campania e Puglia, dove è tornato a bruciare il bosco di Alberona.

Il report del Wwf

È l’ennesimo capitolo di un’estate sotto il segno del nuovo clima, quello che stiamo creando a forza di bruciare combustibili fossili e di deforestare. Secondo il report del Wwf diffuso il 5 agosto, tenendo conto solo dei dati arrivati fino a quel momento erano andati in fumo circa 70 mila ettari, l’equivalente di centomila campi da calcio: un aumento del 133% rispetto alla media degli ultimi vent’anni, con quasi un terzo dei roghi che ha colpito aree protette.

Il sistema satellitare europeo EFFIS conferma un avvio in netto anticipo: già nella prima parte dell’anno la superficie bruciata superava del 26% la media storica, con un picco anomalo di 820 ettari in un solo giorno all’inizio di maggio, il valore più alto mai registrato per quel periodo.

Il quadro peggiora se si guarda al 2025, l’ultimo anno censito per intero: l’Ispra ha calcolato 965 chilometri quadrati percorsi dal fuoco, quasi il doppio dell’anno precedente, pari a circa 135 mila campi da calcio. Legambiente, nel rapporto “Italia in fumo”, parla di una tendenza ormai strutturale, con roghi che anticipano l’estate e colpiscono anche regioni finora risparmiate.

Le cause

Sul fronte delle cause i dati lasciano poco spazio ai dubbi: in Italia solo il 2% circa degli incendi ha origine naturale, mentre il restante 98% è riconducibile all’uomo, tra dolo, negligenza e cattiva gestione del territorio. Oltre la metà dei roghi è di natura dolosa e il Mezzogiorno resta l’area più colpita: Puglia, Calabria, Sicilia e Campania da sole concentrano più della metà dei reati contestati. Il cambiamento climatico, avvertono gli esperti, non è la scintilla ma l’acceleratore: siccità prolungata e ondate di calore rendono il movimento del fuoco più rapido e letale.

L’Italia, comunque, se la cava meglio di altri. Sul continente sono già bruciati circa 435 mila ettari, 100 mila in più rispetto allo stesso periodo del 2025: in Spagna oltre 219 mila ettari, in Francia più di 90 mila, con vittime e centinaia di migliaia di persone evacuate.

Resta il nodo della strategia. L’Italia dispone della più grande flotta di Canadair d’Europa – 18 velivoli, di cui solo 15 operativi d’estate per i fermi tecnici obbligatori – tanto che alcuni mezzi italiani sono intervenuti anche in Spagna.

Ma il nodo resta la prevenzione. Legambiente denuncia la scarsa applicazione delle norme sul catasto delle aree percorse dal fuoco, carenze investigative e un sistema troppo concentrato sullo spegnimento anziché sulla prevenzione. La vera partita, ripetono gli addetti ai lavori, si gioca lì: manutenzione del territorio tutto l’anno, controlli e pene certe, non solo aerei in volo quando ormai brucia.

CONDIVIDI

Continua a leggere