Il caldo sui mezzi per andare al lavoro, la fatica a concentrarsi in ufficio o sui libri, le spese per rinfrescare casa che salgono. Per chi ha risposto all’indagine “La crisi climatica è già qui: cosa sta cambiando per te?” gli eventi estremi fanno ormai parte della giornata: l’89% delle 2.423 persone maggiorenni che hanno partecipato dichiara di averne vissuto almeno uno nella propria zona negli ultimi cinque anni.
Il questionario, promosso da WWF Italia e Movimento Laudato Si’ con altre realtà civiche e realizzato con il supporto scientifico della divisione REMHI del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC), è stato raccolto tra il 5 giugno e il 15 settembre 2026. L’indagine è partecipata, aperta a chi ha scelto di rispondere: i risultati descrivono l’esperienza di chi ha partecipato e non sono estendibili all’intera popolazione.
Il caldo entra nella giornata
A farsi sentire è soprattutto il caldo: quasi tutti i partecipanti (97%) indicano le ondate di calore come frequenti, seguite da piogge intense (83%) e siccità (74%). Lo si soffre negli spostamenti di ogni giorno, rende faticoso lavorare o studiare, e per circa due persone su tre porta problemi respiratori o affaticamento. Più della metà racconta anche di problemi di fornitura energetica o blackout.
Quasi tutti (95%) ritengono che gli eventi estremi siano aumentati nella loro zona, una percezione più che una misura. E il 93% considera necessario rafforzare prevenzione e adattamento, cioè gli interventi che permettono a città, infrastrutture, economia e servizi di affrontare i rischi climatici già presenti.
Ognuno si arrangia come può
Le risposte, però, sono soprattutto individuali. Il 92% ha cambiato l’organizzazione della giornata per evitare il caldo e l’88% ha protetto la propria abitazione. Più l’intervento è impegnativo, meno è diffuso: la metà ha migliorato condizionamento o ventilazione, poco più di uno su quattro ha installato schermature solari, uno su sette ha fatto nuove piantumazioni. E solo uno su dieci ha partecipato a reti di aiuto nel quartiere o nella comunità.
Il conto arriva a casa
La crisi climatica costa. L’85% segnala di aver speso di più per raffrescare e una persona su tre dichiara di aver subito danni materiali o economici: la fascia più frequente va da mille a cinquemila euro. Più di un terzo non ha alcuna assicurazione contro questi eventi. Tra chi ha chiesto un rimborso, meno della metà lo ha ottenuto per intero (il 48% solo in parte) e due persone su tre hanno aspettato da uno a sei mesi. Una persona su due, inoltre, non è del tutto certa di avere le risorse per investire in prevenzione.
Le amministrazioni si vedono poco
Sul territorio i cittadini notano soprattutto le misure di emergenza e di comunicazione, come le disinfestazioni e gli avvisi via SMS, telefono o media. Molto meno visibili sono i piani di emergenza, il ripristino della natura per prevenire le alluvioni e le opere che rendono accessibili le emergenze a chi ha una disabilità. Gli stessi promotori osservano che chi risponde tende a giudicare meglio le proprie azioni di quelle delle istituzioni, forse perché queste non sempre sono note.
Il WWF collega il quadro anche ai ritardi nell’attuazione del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici. Il verde urbano può aiutare, mitigando le ondate di calore e riducendo gli effetti delle alluvioni. È il tema di Urban Nature, iniziativa nazionale del WWF che il 3 e 4 ottobre 2026 porterà i suoi stand in oltre 100 piazze italiane.
