Ogni anno il cielo notturno aumenta la propria luminosità di circa il 10%. È la stima emersa da uno studio pubblicato su Science, che ha raccolto 51.351 osservazioni effettuate da cittadini di tutto il mondo tra il 2011 e il 2022. In media, la luminosità del cielo è cresciuta del 9,6% all’anno, un ritmo che porta a raddoppiarla in circa otto anni.
Il fenomeno ha una conseguenza immediata: rintracciare le stelle nella volta celeste diventa sempre più difficile. Ma l’oscurità perduta riguarda anche la vita che si muove, cresce e si riproduce durante la notte.
Un cielo artificiale sopra le città
L’inquinamento luminoso nasce dalla luce artificiale che raggiunge direttamente l’ambiente notturno o viene diffusa nell’atmosfera. Lampioni, edifici, parcheggi, impianti sportivi e insegne contribuiscono a creare quella luminosità diffusa che impedisce al cielo di tornare davvero buio.
Oggi, oltre l’80% della popolazione mondiale vive sotto cieli interessati dall’inquinamento luminoso. In Europa la situazione è ancora più marcata: il fenomeno riguarda l’88% del territorio considerato nello studio e oltre il 99% della popolazione. Il problema, quindi, non riguarda soltanto chi vuole osservare la Via Lattea. La luce artificiale modifica condizioni ambientali che per milioni di anni hanno seguito il naturale alternarsi di giorno e notte.
Come la luce condiziona il comportamento degli animali
Per molte specie la notte è una parte essenziale dell’habitat. Gli animali notturni utilizzano la luce lunare per orientarsi o, come nel caso delle tartarughe, per deporre le uova, mentre gli uccelli migratori possono essere attratti dalle illuminazioni urbane e deviare dalle proprie rotte. Falene e altri insetti possono concentrarsi attorno alle sorgenti luminose, alterando alimentazione, riproduzione e spostamenti.
Gli effetti arrivano anche al giorno successivo. Uno studio pubblicato su Nature Communications ha osservato che l’illuminazione artificiale notturna può modificare le interazioni tra piante e impollinatori anche nelle ore diurne. La ricerca è stata condotta su 12 prati nelle Prealpi svizzere, sei illuminati artificialmente durante la notte e sei mantenuti al buio. In quasi un quinto delle specie vegetali analizzate, la luce artificiale ha modificato il numero di interazioni con gli impollinatori durante il giorno.
Anche le piante possono rispondere alla luce fuori dal loro normale ciclo. Una ricerca condotta nel Regno Unito su quattro specie di alberi ha rilevato che nelle aree più illuminate il germogliamento primaverile poteva verificarsi fino a 7,5 giorni prima.
Regolare la luce anziché sprecarla
Il tema torna così alle città. Ridurre l’inquinamento luminoso non richiede di lasciare le strade al buio. Significa progettare l’illuminazione in modo che la luce serva davvero dove occorre, evitando dispersioni verso il cielo e scegliendo intensità e caratteristiche adeguate.
C’è poi un secondo fronte, più difficile da governare: lo spazio. Il Guardian segnala che oltre 11 mila satelliti Starlink sono attualmente in orbita e che il crescente traffico satellitare aggiunge nuovi oggetti luminosi al cielo notturno.
La differenza rispetto a un lampione è evidente: una luce urbana può essere schermata, orientata o spenta. Un cielo sempre più affollato dall’alto richiede invece regole che tengano conto anche degli effetti ambientali delle attività spaziali. La notte, oltre la città, è un ambiente fisico preciso. E oggi anche quello sta cambiando.
