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Cronaca, Food

Africa, emerge il cibo che salva le vite

20.02.2024

Un bambino cammina nel fango nella baraccopoli di Nairobi, Kenya.

Come nuova speranza contro la fame in Africa, arriva la crema di soia economica, nutriente e sostenibile. Già da decenni si produce il RUTF, ideale per il trattamento dietetico della malnutrizione acuta grave, ma i costi di produzione sono alti, da qui l’invenzione del RUFT alternativo, in collaborazione tra l’Università Federico II di Napoli e la Gulu University.

Il mondo è caratterizzato da emergenze talmente profonde da rendere complesso pianificare una strategia per contrastarle. Anche una sola alla volta, figuriamoci due insieme. Eppure, esistono progetti che mirano a limitare il dramma della fame in Africa nel totale rispetto di un altro colossale problema della nostra contemporaneità: l’inquinamento e lo spreco delle risorse che il nostro Pianeta ci fornisce.
Stiamo parlando del RUTF, sigla dietro cui si cela il “Ready to Use Therapeutic Food” (ossia cibo terapeutico pronto all’uso). La sua invenzione non è nuova, dato che risale addirittura al 1961. Da allora è stato più volte riconcepito e rielaborato, senza però mai aggirare realmente un ulteriore problema: quello dei costi di produzione. E proprio per superare questo scoglio si è attivata NutriAfrica, organizzazione di volontari che ha studiato un nuovo alimento non solo sano, nutriente, terapeutico e rispettoso dell’ambiente, ma anche facile ed economico da realizzare.
Sono preservate le caratteristiche del RUTF tradizionale: una pasta energetica ad alto valore nutrizionale a base di arachidi, pronta all’uso senza diluizione o preparazione preventiva. Molto utilizzata dall’ONU, è tuttora ottima per il trattamento dietetico della malnutrizione acuta grave.

Ha, infatti, un valore nutrizionale simile a quello del latte, ma è più facile da produrre, trasportare e conservare. Restava però da affrontare il problema economico, sia in fase di produzione che di acquisto.
Da qui il “RUFT alternativo” concepito da NutriAfrica. Si tratta di una nuova crema alimentare, della stessa consistenza del burro di arachidi, ma a base di soia, zucchero di canna, olio di girasole, sorgo e spirulina in polvere. Le caratteristiche nutrizionali e di sicurezza rispettano gli ormai precisissimi standard internazionali di prodotti analoghi, aggiungendo un’importante resistenza all’ossidazione. In più tutti gli ingredienti del nuovo alimento sono facilmente reperibili in Africa e Asia, anche solo nei mercati locali.
«Il nostro RUTF richiede un costo aggregato per la produzione inferiore del 40% rispetto a quello attualmente in circolazione – ha spiegato Vincenzo Armini, presidente di NutriAfrica –  Consideriamo che i soli ingredienti coprono il 70% dei costi di produzione, e capiamo che anche dal punto di vista commerciale i vantaggi sono enormi. Senza dimenticare che le distribuzioni locali richiederanno canali e catene non particolarmente complessi dal punto di vista tecnologico. E questo abbatte ulteriormente i costi».
Ora il passaggio dalle parole ai fatti è imminente. NutriAfrica Odv ha completato la raccolta fondi per la realizzazione del suo RUTF e si è inserita in un precedente accordo tra l’Università Federico II di Napoli e la Gulu University, che si trova in Uganda. Proprio quest’ultima nazione ospiterà l’impianto produttivo della nuova crema alimentare, con la missione di dare quanto prima vita alla prima produzione locale. Il tutto mentre la ricerca di ulteriori accordi commerciali è in pieno svolgimento.

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