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Personaggi

Anaïs Drago e le leggi del jazz

31.05.2024

Classe ’93, Anaïs Drago è una violinista e compositrice italiana vincitrice del premio Top Jazz 2022 nella sezione Nuove Proposte. La sua quotidianità, tra spartiti e improvvisazioni jazz, è la più bella metafora.

Veder suonare Anaïs Drago è un’esperienza di liberazione totale dei sensi. Con le sue mani, che scorrono alla velocità della luce sulla tastiera del violino, compie prodigi e acrobazie musicali nei momenti d’improvvisazione. Tutto sembra nascere dalla creatività svincolata da ogni limite, ma la verità è un’altra. Destrezza e agilità non possono esistere senza disciplina e studio. Se guardando un artista sul palco il primo pensiero che affiora nella mente è: «mi sembra di poterci riuscire anche io», vuol dire che il musicista in scena è degno di questo nome.

Lo stesso vale per Anaïs Drago: tecnica affinata, intonazione sublime, capacità esecutiva sorprendente. Introdotta agli studi del violino a soli tre anni dalla madre, attraverso il metodo Suzuki, adatto all’insegnamento dello strumento in età prescolare, la musicista, dopo aver completato il percorso classico, si è convertita al jazz, il genere della libertà, dei diritti e dell’umanità. L’amore tra Anaïs e la black music non è sbocciato subito. Da ragazza ha sperimentato il folk, si è emozionata con le storie del cantautorato italiano e ha viaggiato per i sentieri della musica balcanica. Poi la scelta che ha cambiato la carriera della violinista: «Il jazz è una sfida che ogni giorno intraprendo con me stessa – spiega Anaïs –. Non dimenticherò mai la prima volta che ho suonato uno standard (brevi composizioni musicali, come canzoni, appartenenti al repertorio americano) e il sentimento di rivalsa che ho provato in quel momento».

A vent’anni la violinista sceglie di affidare il proprio cuore alla musica che più di tutte rappresenta la libertà. La tromba di Miles Davis è uno strumento di pace senza tempo; nel pianoforte di Duke Ellington sorge il dialogo tra culture diverse; nella voce Sarah Lois Vaughan vivono i diritti e la dignità dell’umanità. Il jazz rompe le barriere di ogni tipo di discriminazione.

Il jazz è libertà nella sua storia, nelle vite dei suoni esponenti, nei canoni che da innovazione ora sono tradizione a tutti gli effetti. Ma non c’è libertà artistica senza il rispetto di intervalli, numeri, proporzioni. «Anche il jazz ha delle regole: per suonare in libertà bisogna rispettarle», dice Anaïs. Persino il “free jazz”, stile nato con il sassofonista Ornette Coleman nel 1960, caratterizzato da una ricerca instancabile di un’estrema libertà armonica e ritmica, è riconducibile a un perimetro ben definito: la competenza del professionista. Nel free jazz regna l’improvvisazione e non ci sono schemi formali precostituiti, ciò non vuol dire che tutto sia lasciato al caso.

«Nel mio lavoro godo di massima libertà espressiva che ho conquistando dandomi dei limiti ben precisi, uno schema rigido l’improvvisazione può fiorire e sopravvivere». Oggi Anaïs è un’artista di grande esperienza: oltre ad aver cavalcato le sonorità della musica elettroacustica e del pop, è leader del trio “Relevé” e ha da poco terminato la tournè con Neri Marcorè nello spettacolo “La Buona Novella”, prodotto da Teatro Stabile di Bolzano e Marche Teatro con la regia di Giorgio Gallione. La consapevolezza maturata la porta a un nuovo capitolo: «tornerò alla musica classica».

Con la storia di Anaïs, tra note e spartiti, comprendiamo il principio dello Stato di diritto. La musica insegna, in modo più semplice rispetto ai manuali di diritto costituzionale, l’osservanza delle norme e l’ascolto dell’altro sono indispensabili per la salvaguardia della libertà collettiva.

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