26 Febbraio 2025
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Ambiente

Aste Ets, solo il 9% dei proventi va alla difesa del clima

25.02.2025

Foto di Jas Min su Unsplash

Solo il 9% dei soldi ricavati dalla vendita delle quote di CO2 risulta speso per misure che aiutano la lotta al cambiamento climatico. Una cifra bel al di sotto della quota attualmente prevista: 50% dei proventi.

È quanto emerge da un report reso noto oggi dal think tank ambientalista Ecco. Tra il 2012 e il 2024 le aste dell’Eu Ets – il sistema europeo per lo scambio di quote di emissione di gas serra – hanno generato in Italia proventi per 15,6 miliardi di euro. Secondo le analisi del centro studi, che ha passato in rassegna le rendicontazioni pubbliche presentate dall’Italia alla Commissione Ue tra il 2014 e il 2024, metà dei proventi delle aste di CO2 copre il debito pubblico. Mentre ben 3 miliardi e 600 milionisono già stati usati per misure emergenziali sul caro bolletta tra il 2021 e 2022, andando anche a rimpinguare i lauti extraprofitti delle compagnie oil & gas.

Per Wwf, Greenpeace e Legambiente, “l’Italia non può permettersi di sprecare i soldi per la transizione e l’autonomia energetica, due obiettivi importantissimi per il Paese e per le famiglie italiane”. I fondi ETS -Emission Trading System, il meccanismo della Ue per far pagare gli inquinatori del clima attraverso l’obbligo di comprare quote di CO2, verrebbero invece – secondo la denuncia – sprecati o usati per finalità opposte. E “si usa la carenza di fondi come motivo, o meglio scusa, per ritardare la transizione: è il delitto perfetto”

Il sistema europeo per lo scambio di quote di emissione di gas serra (EU Emissions Trading System), meglio conosciuto come Eu Ets, introduce un prezzo sulle emissioni di questi gas. Attivo dal 2005, inizialmente per il solo settore elettrico e dell’industria energivora, oggi comprende oltre diecimila installazioni fisse in Ue (oltre mille in Italia) e, con l’ultima modifica normativa del 2023, comprenderà il settore aereo civile e quello navale (EU-ETS1).

Il principio alla base del sistema ha l’effetto di una redistribuzione di risorse finanziarie. Il costo pagato dalle imprese per emettere CO2 va (o meglio dovrebbe andare) a costituire la base di finanziamento delle politiche di abbattimento delle emissioni. Questo crea un meccanismo virtuoso che, da un lato, aggiunge un costo all’emissione di gas serra, dall’altro, utilizza i ricavi di tali costi per finanziare la transizione complessiva del sistema, lo sviluppo delle rinnovabili, l’efficienza energetica e la transizione dei settori industriali stessi.

Secondo il report di Ecco, con l’introduzione dell’Eu Ets2 nel 2027, si stima un ulteriore afflusso di circa 40 miliardi di euro, di cui 7 miliardi destinati al Fondo Sociale per il Clima per proteggere le fasce più vulnerabili della popolazione dalla cosiddetta povertà energetica.

Gli analisti di Ecco, infine, in vista dell’entrata in vigore dell’Eu Ets2 e delle modifiche all’Eu Ets1, suggeriscono alcune raccomandazioni: una migliore pianificazione della spesa, allineando le strategie di sviluppo socioeconomico del Paese con gli obiettivi del Pniec; una migliore trasparenza e tracciabilità dell’impiego dei fondi; snellimento delle procedure amministrative per accelerare l’attribuzione e l’utilizzo dei proventi; integrazione dell’Ets2 nelle strutture fiscali e parafiscali delle tariffe, al fine di raggiungere una coerenza dei prezzi finali dei diversi vettori energetici (elettricità, gas, diesel e benzina) rispetto agli obiettivi di sostenibilità economica per imprese e famiglie, prevedibilità del gettito e obiettivi di transizione.

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