Una vecchia infrastruttura grigia che diventa un corridoio verde nel cuore della città. Tra la stazione Tiburtina e la Batteria Nomentana potrebbe nascere una Tangenziale verde lunga circa due chilometri, un parco lineare sopraelevato ispirato alla High Line di New York ma calato nella realtà romana, con un mix di natura, sport, cultura e servizi pubblici.
Il progetto – che interessa circa tre ettari e mezzo – punta a trasformare un tratto oggi inutilizzato in uno spazio pubblico continuo, con oltre 500 alberi, giardini tematici, aree sportive, uno skate park, un mercato coperto e perfino un auditorium. Un’operazione di rigenerazione urbana che il Campidoglio ha deciso di prendere sul serio, avviando un approfondimento tecnico per valutarne la fattibilità
Una vera infrastruttura ecologica
L’idea è stata presentata dall’associazione Res – Ricerca Educazione e Scienza, con un progetto firmato dall’architetta Nathalie Grenon e da un gruppo di lavoro legato ai principi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Non solo verde ornamentale, ma una vera infrastruttura ecologica: giardini agronomici, orti condivisi pensati anche per l’ortoterapia, spazi didattici per bambini e un “giardino della biodiversità” che dovrebbe ospitare varietà di alberi da frutto tradizionali del Lazio.
Accanto al verde, spazio alla socialità. Il disegno include campi da tennis e calcetto, bocce, aree per il tempo libero schermate dal traffico grazie a barriere vegetali contro rumore e polveri sottili. Prevista anche una serra-nursery come centro sperimentale sull’ecosistema urbano e un mercato coperto con superfici fotovoltaiche, pensato come luogo polifunzionale per eventi, iniziative sul cibo e incubazione di nuove imprese legate all’economia urbana.
Dal punto di vista istituzionale, il progetto è considerato coerente con altre strategie di rigenerazione messe in campo dal Comune, come quelle per il litorale di Ostia. Per questo gli assessorati competenti hanno dato un primo via libera politico, chiedendo agli uffici di avviare le attività di progettazione e di aprire un tavolo di coordinamento che coinvolga territorio, associazioni e mondo scientifico.
Il nodo delle risorse
Il nodo, inevitabilmente, è quello delle risorse. La stima preliminare parla di circa 39 milioni di euro, ma il costo complessivo potrebbe arrivare a 50 milioni, considerando dismissioni e realizzazione delle opere. Un investimento importante, che richiederà di valutare anche forme di partecipazione privata, visto che questa operazione non potrà contare sui fondi del Pnrr.
Nel frattempo, i residenti guardano al progetto con aspettative alte. I benefici ambientali attesi sono chiari: riduzione dell’inquinamento, mitigazione delle isole di calore, recupero delle acque piovane e una nuova connessione tra le piste ciclabili della Tiburtina e della Nomentana. Ma c’è anche una scommessa economica e sociale: trasformare un’infrastruttura abbandonata in un motore di qualità urbana, capace di ridare valore a un pezzo di città rimasto finora ai margini.
Se andrà in porto, la Tangenziale verde potrebbe diventare uno di quei rari casi in cui Roma riesce a voltare pagina senza cancellare il passato, ma riusandolo. E non è poco, in una città dove il cemento ha spesso l’ultima parola.
