Nel grande gioco geopolitico che si sta riaprendo sull’Artico, il Canada ha deciso di non restare in silenzio. Dal palco del World Economic Forum di Davos, il primo ministro Mark Carney ha pronunciato un discorso netto, senza diplomazie di circostanza: Ottawa si schiera completamente al fianco della Groenlandia e della Danimarca, ribadendo che la sovranità dell’isola artica non è materia di trattativa internazionale.
Un messaggio chiaro, arrivato in un momento in cui la Groenlandia è tornata al centro delle ambizioni strategiche delle grandi potenze, complice il cambiamento climatico, l’apertura di nuove rotte e l’accesso a risorse minerarie cruciali per la transizione energetica.
Canada supports the principles of sovereignty and territorial integrity universally, including as they apply to Greenland and the Kingdom of Denmark. As we have consistently stated, the future of Greenland is for Greenland and Denmark alone to determine.
— Mark Carney (@MarkJCarney) January 18, 2026
The security of the…
“Il futuro non si compra“
Nel suo intervento Carney ha insistito su un principio semplice, ma oggi tutt’altro che scontato: il futuro della Groenlandia deve essere deciso esclusivamente dai groenlandesi, nel quadro dei rapporti con Copenaghen. Nessuna pressione esterna, nessuna scorciatoia geopolitica, nessuna logica da mercato immobiliare globale applicata a territori e popoli.
È una risposta indiretta ma evidente alle ricorrenti suggestioni statunitensi sull’isola artica, che negli ultimi anni hanno oscillato tra proposte esplicite e ammiccamenti strategici. Carney ha scelto di chiamare le cose con il loro nome: parlare di acquisizioni o di leve economiche per influenzare scelte politiche significa minare le fondamenta del diritto internazionale.
Il discorso non si è fermato alla Groenlandia. Carney ha allargato lo sguardo a una crisi più ampia: l’ordine internazionale costruito dopo la Guerra fredda mostra crepe sempre più evidenti. Regole condivise, multilateralismo e cooperazione vengono messi in discussione da una competizione tra potenze che usa sempre più spesso dazi, sanzioni e pressioni economiche come strumenti politici.
In questo scenario, secondo il premier canadese, i Paesi di “media potenza” non possono permettersi l’illusione della neutralità. Devono fare sistema, rafforzare alleanze, difendere insieme principi comuni. Se non si sta seduti al tavolo, si rischia di finire nel menu.
Artico, sicurezza e alleanze
La posizione canadese ha anche una lettura strategica molto concreta. L’Artico non è più una periferia congelata del mondo, ma una nuova frontiera geopolitica dove si intrecciano sicurezza militare, commercio globale ed energia. Per il Canada, che dell’Artico è attore diretto, sostenere Groenlandia e Danimarca significa anche difendere la stabilità dell’intera regione nord-atlantica.
Carney ha ribadito l’impegno di Ottawa nella Nato e la necessità di rafforzare la cooperazione tra alleati europei e nordamericani. Un messaggio che suona come un avvertimento: dividere l’Occidente su dossier sensibili come l’Artico equivale a regalare spazio di manovra ad altri attori globali.
La scelta del Canada pesa più di quanto possa sembrare. Non è solo solidarietà diplomatica verso due alleati, ma un segnale politico preciso: la sovranità non è una variabile negoziabile e l’Artico non è terra di conquista. In un’epoca in cui la geopolitica tende a semplificare tutto in rapporti di forza, Ottawa prova a rimettere al centro regole, diritti e cooperazione.
Resta da vedere se questa linea verrà seguita anche da altri Paesi. Ma una cosa è certa: sulla Groenlandia il Canada ha scelto di parlare chiaro. E, di questi tempi, non è poco.
